Sunday, December 7, 2014

Epilogo

Pookelina e' nato con l'idea di ricambiare la compagnia di alcuni bloggers che con la loro simpatia e profondita' mi richiamavano quotidianamente tra le loro pagine. Inizialmente pensavo avrei scritto della mia vita a Seattle. Nel tempo, queste pagine sono diventate anche la storia di un sogno.

E' un sogno antico quanto i miei primi ricordi, quando la sera vedevo il mio papa' rientrare a casa felice e gratificato dal suo lavoro. La sua passione era inesauribile e palpabile e faceva scintillare ancora di piu' la grandezza e nobilta' del suo animo. La sua grande umilta'.
Fin da piccolina ho sentito di essere animata dalla stessa grande passione ed e' uno dei doni piu' grandi che io potessi ereditare. Sono cresciuta sognando che da grande mi sarei presa cura della mia passione. Sono cresciuta sognando che da grande mi sarei presa cura delle persone.

Non ricordo se fosse il 2004 o il 2005. Ma ricordo quel pomeriggio come uno tra i piu' preziosi della mia vita. Quel pomeriggio, nelle aule della vecchia clinica medica di Bologna, ho trovato me stessa. Ho trovato finalmente la mia strada. A mia insaputa.
Un professore ci raccontava la storia della arteriosclerosi ed io, frase dopo frase, passaggio dopo passaggio, freccia dopo freccia, ero incantata dalla patofisiologia di quella storia e dalla padronanza con cui questo brillante professore ce la raccontava. Proprio come piace a me: ogni malattia non e' una serie mnemonica di sintomi ma la storia di qualche meccanismo che e' andato storto. Mi ero chiesta tante volte con chi avrei scritto la tesi di laurea e pensarci in astratto non era mai stato produttivo. Durante quella lezione ho sentito il tanto sospirato click. E il sogno che avevo cullato fin da bambina ha cominciato a battere tra le mie mani, a battere le sue ali e a prepararsi a guidare le redini della mia storia.

Di per se' sono molto timida e tendo a trovare mille scuse "per non". Quel pomeriggio non ho avuto modo di inventare una delle tante scuse che gia' bussavo alla porta di questo professore. Abbiamo parlato forse una mezz'oretta, forse piu' a lungo. Ricordo una grande sintonia. Sintonia di pensiero e obiettivi. Da quella sintonia e' nato un entusiasmo. E da quell'entusiasmo un progetto. Un viaggio. Quel pomeriggio e' nato il mio viaggio. Il viaggio dentro di me. Il viaggio a bordo del mio sogno.

Ricordo il saluto in aeroporto. Io con valigie e progetti piu' grandi di me. Io che salutavo la mia famiglia senza bene sapere cosa stesse per succedere. Sapevo che avevo un biglietto aereo. Sapevo che avrei sorvolato l'oceano per ore. Sapevo che sarei atterrata in America. Ma poi? Non sapevo cosa sarebbe successo. Sapevo solo che il mio migliore amico di allora mi aveva detto che lui in America non sarebbe mai potuto vivere perche' a lui la societa' americana non piaceva. E quella era la spiegazione, nessun'altra ragione piu' specifica. Solo un "Vedrai". Io cercavo di immaginarmi come un intero paese potesse non piacere. Sfidavo la mia immaginazione con la mia ingenuita'. Ero intimorita e fiduciosa allo stesso tempo. Ero titubante e carica per questa nuova avventura. Ero pronta a lasciarmi sfidare e sorprendere dalla vita.

Una volta oltreoceano la prima cosa che mi colpi' furono le bandiere: bandiere a stelle e strisce ovunque, sui porch, sui tetti, sui balconi, nei giardini di ogni casetta. Poi ne sono seguite tante altre di cose che mi hanno stupito, in positivo e in negativo. Negli anni ho capito cosa intendeva il mio migliore amico. Potrei elencare una lista lunghissima di cose che non mi piacciono della societa' americana. Ma non importa quanto questa lista sia lunga. Perche' l'America ha qualcosa che per me e' ineguagliabile e preziosissimo. Qualcosa che ho rincorso una vita intera e che ho scoperto quando sono sbarcata qui per la prima volta. Non sapendo bene come definirla, nel mio vocabolario io l'ho battezzata accademia.

L'accademia e' un posto per me, almeno in astratto, sacro. E' il posto dove le persone parlano la mia lingua, non importa quale sia la loro nazionalita'. E' un tempio dove il biglietto e' il sogno immenso di fare la differenza. Di fare qualcosa di significativo con la propria vita. Di lasciare un mondo migliore. E' un mondo che attira persone che hanno non solo dei sogni ma anche il coraggio di crederci. Io identifico l'accademia nel mondo della mentorship. Dei talenti che sbocciano. Delle passioni che palpitano. Dei grandi romanzi e delle poesie. Dei grandi valori e degli ideali. Della grandezza umana che fa storia. Delle opere d'arte e della musica. L'accademia e' il mio rifugio, la pace con me stessa, una sorta di biblioteca, maestosa e silenziosa, per i miei sogni e pensieri. Il mondo dell'accademia l'ho desiderato per una vita intera. Nell'accademia ho trovato il mio posto nel mondo.

Dal mio primo incontro con l'accademia nel 2005, il resto della storia e' custodita in queste pagine. Fino al suo epilogo. Il 3 dicembre.

Il 3 dicembre 2014 e' un giorno che ho aspettato con il fiato sospeso.
L'ho aspettato inconsciamente per dieci anni.
La notte prima l'ho passata in bianco.
La mattina sembrava interminabile. Poi i miei pazienti mi hanno distratta. Fino alle 11.49.
Alle 11.49 sono corsa a casa.
Il cuore in gola.
La paura di una delusione.
Ancora piu' grande, la paura che questo grande sogno, iniziato dieci anni fa tra i banchi nelle aule ad anfiteatro di Bologna, stesse per avverarsi.
Alle 12 l'esito.

Questo sogno si e' avverato.

Dieci anni dopo questo sogno si e' avverato.
Nonostante il marchio indelebile dell'international medical graduate.
Dopo aver lasciato la mia famiglia che e' il dono piu' grande che io abbia mai ricevuto dalla vita. Dopo aver imposto il sacrificio della distanza e degli abbracci virtuali su skype alle persone che mi amano piu' di chiunque altro.
Dopo essermi chiesta un'infinita' di volte se un giorno mi pentiro', quando sara' troppo tardi, quando le persone che mi hanno messa sempre al primo posto e hanno assecondato ogni mia scelta offrendomi sostegno e amore non ci saranno piu'.
Dopo aver chiesto ad un marito di venire qui, in questa casa, in questo posto che mi ha cambiata per sempre, che mi ha segnata nel profondo, che ha scolpito in me nuovi tratti, nuovi pensieri, nuovi punti di vista, qui dove non avrei mai pensato di mettere piede in vita mia e che e' invece diventato la mia casa, la mia vita, la mia quotidianita'. Questo e' il nostro terzo anno nel Bronx.

Dieci anni dopo, il primo luglio 2015 iniziero' la mia nuova specializzazione.
L'ultimo blocco di training. Non un blocco qualsiasi.  Il piu' importante di tutti. Questa volta mi insegneranno quello che faro' per il resto dei miei giorni.
E' la cura che offriro' ai miei pazienti.
E' la conoscenza che offriro' ai miei colleghi.
E' l'esperienza che offriro' ai miei studenti.

Dieci anni dopo ritorno nell'accademia.
E questa volta so che il mio posto me lo sono guadagnata.
Questa volta non e' solamente un regalo da un professore.
Questa volta e' una conquista, la conquista di un sogno cresciuto con me.
Questa volta e' il ricordo di una bambina che la sera correva nell'ingresso in pigiama a salutare il papa' e ora ritornera' a casa donna con tra le mani una realta' ancora piu' immacolata di quanto avesse mai potuto concepire ed immaginare.
Questo sogno adesso ha un nome.
Si chiama Harvard.

Tuesday, December 2, 2014

Match Day mood


Two [or nine] roads diverged in a yellow wood,
And sorry I could not travel both
And be one traveler, long I stood
And looked down one as far as I could
To where it bent in the undergrowth;
Then took the other, as just as fair,
And having perhaps the better claim,
Because it was grassy and wanted wear

Wednesday, August 13, 2014

Grazie



Quando scrivevo regolarmente, tante volte mi sono chiesta se valesse veramente la pena aprirmi in questo blog silenzioso e mai decollato.



A volte pero' arrivano pensieri che mi raccontano di sogni tremolanti che hanno trovato ispirazione e coraggio in queste pagine, desideri ancora informi che avevano solo bisogno di una spintarella, di un cenno di capo, di un po' di fiducia e rassicurazione.



E la gratitudine e' tutta mia.

Saturday, December 14, 2013

Ithaca

Un altro giro di neve, questa volta proprio a ridosso del tanto sospirato rientro a casa, e ora con in valigia una domanda.

Il mese scorso la zia del consorte, che non mi vedeva da tanto tempo, alla fine solamente di una serata insieme, mi ha salutata dicendomi che mi aveva trovata piu' sicura di me stessa. Io sono caduta dalle nuvole. Ovviamente sono consapevole del fatto di essere cresciuta tanto in questi mesi di residency ma, if anything, in questo percorso ho notato di essere diventata piu' cinica e disillusa. Piu' sicura di me stessa proprio non me l'aspettavo... forse la zia non sa che io e la sicurezza siamo da sempre antitetiche, la sicurezza e' una sorta di miraggio onnipresente nella mia vita... 

Ora torno a casa per la prima volta dopo un anno e mezzo, dopo una serie di sfide, di successi, delusioni, fatiche e momenti memorabili. E ora, anche dopo questo commento. E sono curiosa di sentire quello che avra' da dire l'intera family. Di farmi dire da loro, che mi conoscono come nessun altro, chi sono e chi sono diventata ai loro occhi.

Vorrei aver scritto della residency in queste pagine, per poter leggere da me chi ero e chi sono diventata. Per una constatazione, come diciamo noi, "evidence-based". Perche' ormai do per scontato tutto cio' che mi sorprendeva e che ora ha assunto le sembianze della banale normalita'. Perche' non mi ricordo bene cosa cercavo, so solo quello che ho trovato. Non mi ricordo bene chi ero, ma sto studiando chi sono. Perche' spesso mi stupisco di cose che poi, mi torna in mente, erano normali nel mio passato pre-residency. Perche' anche se il traguardo che raggiungiamo e' sempre scolpito in un sostantivo chiaro e univoco fin dall'inizio, il cambiamento che attraversiamo e' sottile e impalpabile, evolve lento e malleabile, lievita sempre un po' misterioso finche' non si manifesta in tutta la sua pienezza. E noi, fino all'ultimo, conosciamo solamente quel nome, quell'obiettivo, ma non sappiamo chi saremo quando lo raggiungeremo, come la nostra personalita', gerarchia di valori, il nostro modo di pensare si staglieranno non piu' nell'immaginazione, ma nela realta'. 

Con il nuovo anno per me arrivera' anche un altro giro di match, il match della fellowhip. E lo sento incalzare inesorabile, con una pressione schiacciante, mentre mi sento ancora in fase di crescita, solo (o gia'!) a meta' della mia residency, ancora imparando l'arte del mestiere. Io, che non so nemmeno chi sono nel presente, devo decidere chi voglio essere nel futuro.

Finora la passione ha dettato le regole e mi ha reso il cammino sempre molto facile perche' davanti a me brillava sempre quel camice in corsia che porta e si prende cura.
Quel camice continua a brillare sempre, nonostante le fatiche, i capelli bianchi, le ore di sonno arretrate, e' sempre li', immacolato, pieno di energia, di sogni, di passione, di grinta, alimentato nella sua pienezza dalla gioia e gratificazione che quel "to take care" porta intrinsecamente con se'. 
Ma non mi bisbiglia quale camice, tra le tante specialita', calzi meglio su di me, sulla mia personalita', sulla donna che voglio essere. Ogni camice non e' solo un ambito della medicina ma porta con se' un peculiarissimo stile di vita, un futuro per tante cose inflessibile e statico. Ed io non so proprio chi voglio essere. Un medico dedito alla sua carriera? Una ricercatrice? Una mamma e moglie che lavora part-time? Una mamma e moglie punto? Una scienziata in laboratorio? Perche' la vera bottom line e' che non posso essere tutto. E su questo mi sono dovuta ricredere. Ho trascorso l'adolescenza ingenuamente pensando che l'amore e la passione fossero gli ingredienti non solo necessari ma anche sufficienti per realizzare tutti gli obiettivi di una vita. Poi il tempo, o forse la realta' americana con i suoi schemi e ritmi bizzarri, mi ha portato a ricredermi. Che anche se ci sono tante ricette per come essere una sfavillante superwoman in formissima tutto il tempo, questa superwoman proprio non esiste, soprattutto nella lunga scadenza. Quello che esiste, almeno in questa parte di mondo, e' una donna che trova il bilancio tra tanti ruoli, che li incastra a piacere, decidendo, serenamente o a malincuore, quanto tempo dedicare a ciasuno di essi, raccogliendo gratificazioni ma anche facendo salti mortali e, ahime', quella parola impronunciabile all'orecchio americano, a mio avviso, tante rinunce. Che, piu' rifletto, piu' mi accorgo che quello che conta veramente non e' fare tutto bene al 100% ma la felicita' del prodotto finale. 

Tuttavia, il prodotto finale e' pur sempre una combinazione di ruoli. E ogni ruolo nasce da una decisione, da un percorso. E piu' cresciamo, piu' e' vasto il ventaglio di possibilita' che si dispiega davanti ad un bivio. E tra le mille strade possibili, dobbiamo scegliere (o forse indovinare?) quale delle tante e' quella giusta, quella migliore. Sempre ammesso che ci sia una strada giusta a priori. Mi piace credere che piuttosto dipende da quello che noi facciamo di ogni strada. Credo fermamente che la felicita' sia una scelta. Ma una scelta nel quotidiano. Nella lunga scadenza, oltre all'ottimismo, c'e' pur sempre bisogno di un po' di saggezza e lungimiranza. Che per quanto apparentemente si incontrino nella contentezza, c'e' pur sempre una differenza tra l'amarezza dell'accettazione, la serenita' dell'accontentarsi e la purezza, seppur effimera, della felicita'. Quando una sola decisione porta a strade, scelte di vite, tipologie di vite cosi' diverse, mi sembra un po' irresponsabile ed immaturo, invece che scegliere spianandomi la strada per i progetti futuri, semplicemente pensare che in un modo o nell'altro it will work out. 

In ogni caso, potrei scrivere per ore delle mie riflessioni. Ma piuttosto concludo con una poesia di Cavafy in cui mi sono imbattuta qualche giorno fa.



Ithaka

As you set out for Ithaka
hope the voyage is a long one,
full of adventure, full of discovery.
Laistrygonians and Cyclops,
angry Poseidon—don’t be afraid of them:
you’ll never find things like that on your way
as long as you keep your thoughts raised high,
as long as a rare excitement
stirs your spirit and your body.
Laistrygonians and Cyclops,
wild Poseidon—you won’t encounter them
unless you bring them along inside your soul,
unless your soul sets them up in front of you.

Hope the voyage is a long one.
May there be many a summer morning when,
with what pleasure, what joy,
you come into harbors seen for the first time;
may you stop at Phoenician trading stations
to buy fine things,
mother of pearl and coral, amber and ebony,
sensual perfume of every kind—
as many sensual perfumes as you can;
and may you visit many Egyptian cities
to gather stores of knowledge from their scholars.

Keep Ithaka always in your mind.
Arriving there is what you are destined for.
But do not hurry the journey at all.
Better if it lasts for years,
so you are old by the time you reach the island,
wealthy with all you have gained on the way,
not expecting Ithaka to make you rich.

Ithaka gave you the marvelous journey.
Without her you would not have set out.
She has nothing left to give you now.

And if you find her poor, Ithaka won’t have fooled you.
Wise as you will have become, so full of experience,
you will have understood by then what these Ithakas mean.


Mi e' piaciuta tantissimo questa poesia. Non mi aiuta affatto a prendere la nuova decisione. Non mi guida nel capire chi voglio essere. Ma mi da tanta fiducia che trovero' la mia strada.

In ogni caso, qui i fiocchi scendono che e' un piacere. E mi fanno assaporare la dolcezza di quando riabbraccero', uno dopo l'altro, tutti quanti, stretti, strettissimi; quella gioia, irriproducibile altrove, che mi aspetta a casa... finche' dura, che c'e' pur sempre un aereo che attende di riportarmi in questa palestra di vita, in pista per trovare la risposta che aprira' le danze della nuova avventura.

E prima di pubblicare questo lunghissimo post, le renne che traineranno la slitta di Babbo Natale... quando si dice che a NY c'e' proprio tutto...



Tuesday, November 12, 2013

Una mattina... con i fiocchi

La prima neve non lascia mai indifferenti.

Anche se e' solo una spolverata, bagnata, fredda e vorticosa, sugli alberi con ancora le foglie multicolore.

Anche se e' gia' finita.

Ha lasciato dietro di se' un'anima colma di attesa che arrivi presto quella data in cui il mio biglietto aereo mi riportera' finalmente a casa.

E intanto la prima canzone di Natale riempie questa mattina lenta...

...though hope is frail, it's hard to kill...

ed e' ricominciato a nevicare...

Monday, September 2, 2013

A te che hai risposto alla mia carezza con un sorriso, che mi hai dato la gioia di sapere che per un attimo fuggente sono riuscita ad accarezzarti anche il cuore, a te che hai una mamma alla quale tra poco staccheranno i tubi che ancora la tengono qui per te, perche' tu la possa vedere, perche' tu la possa toccare, perche' tu la possa stringere ancora una volta, a te che non so cosa tu stia provando, soltanto immaginarlo mi sconquassa l'anima, mi fa male e mi spegne dentro...
... ti auguro solamente che d'ora in poi la vita sia buona e generosa per il resto dei tuoi giorni. 

Saturday, August 31, 2013

A jealous mistress

La long-call nell'unita' coronarica/di terapia intensiva e' un po' come la scatola di cioccolatini di Forrest Gump - non sai mai quello che ti capita.

A me e' capitata una giovane signora senza nessun problema di salute. La mattina si e' presentata al pronto soccorso con un mal di testa. Il work up non ha svelato nessun'anormalita'. Il mal di testa si e' risolto con un antidolorifico. E' stata dimessa con un follow up appointment. Nel pomeriggio il mal di testa e' tornato. Si e' messa sul letto a riposare. Poi il collasso, la chiamata al 118, l'arresto cardiaco, il polso che ritorna, l'arrivo in pronto soccorso, perde il polso una seconda volta, di nuovo le compressioni toraciche e il resto del protocollo, il polso ritorna e questa volta rimane. Arriva da me. Mentre la sistemano, incontro nella sala d'attesa la sua famiglia, suo marito, sua figlia, che mi fa subito una tenerezza infinita, suo figlio, entrambi adolescenti, in apprensione, cari. Parlo con la famiglia, mi faccio raccontare la storia. Prima di lasciarli, accarezzo sul braccio la figlia e apprezzo il suo primo sorriso. Premo il pulsante sul muro e le porte si chiudono dietro di me. Apro la cartella clinica aspettandomi un infarto sull'elettrocardiogramma ma il suo elettrocardiogramma e' normale. Poi un turbine di informazioni si abbatte sulla mia ultima notte in unita', incluso il reading della TAC. Ha un'emorragia cerebrale. In un lampo arriva il neurochirurgo, probabilmente pensando di portarla in sala operatoria. La esaminiamo insieme. E' il mio primo esame neurologico senza alcun riflesso primitivo. Il suo volto sbianca. Probabilmente il mio fa altrettanto. Il gelo ci pietrifica e in quell'immobilita' il nostro sguardo si incrocia e vibra a lungo, intensissimo. Il sangue ha gia' spinto parte del cervello fuori dalla scatola cranica. La mia prima diagnosi di morte cerebrale.

Finisco la notte trascinandomi dietro un'anima paralizzata ed inerme, cercando di ignorare tutte le mie riflessioni. Chiamo l'agenzia per la donazione degli organi. Durante il giro al mattino vedo il marito attraversare l'unita' con la testa ciondolante tra le spalle ricurve. Lui che la notte mi aveva detto "Do your best, please... she is a good girl".

Il mattino precedente il mio attending, che ha i suoi anni e un'umanita' strepitosa, ci aveva raccontato di non riuscire proprio ad andare in pensione perche' medicine is a jealous mistress.

Lo e'. Ti coinvolge. Ti stravolge. Ti riempie l'anima di gioia con ogni lieto fine, ti sorprende con gli affascinanti meccanismi che coordinano le funzioni del nostro corpo, che sembra solo la custodia delle nostre emozioni e dei nostri pensieri, il mezzo che ci permette di realizzare i nostri hobby e programmi della quotidianita'. E invece e' un raffinatissimo prodotto della natura, progettato secondo i principi della fisica e della chimica, in un equilibrio che ha un ampio margine di errore e recupero ma anche un precario punto di non ritorno. La medicina e' studiare a fondo questi meccanismi, individuare i fattori che allontano l'organismo da questo equilibrio cosi' perfetto e sfruttare i meccanismi di compenso per ripristinare quell'equilibrio, quel sorriso, quella vita. Ma a quanto pare e' anche accettare che a volte la fatalita' irrompe in quest'equilibrio. E lo fa con una velocita' che non lascia nessuno spazio di recupero e lascia soltanto il vuoto in cui le riflessioni cercano un appiglio, le domande cercano risposte, la vita guarisce il dolore e le ferite.

Stanotte, del tutto incapace di riaddormentarmi, pensavo proprio a questo. Pensavo che la morte e' molto spesso un atto di vita che arriva al compimento di un lungo percorso. Altre volte pero' arriva prematura e scardina tutti i progetti di vita, detona una bomba di dolore e strazio che dicono solo il tempo sappia guarire. Il tempo ma, in fondo, se la vita non sapesse essere cosi' pregna e meravigliosa, forse nemmeno il tempo basterebbe. Se la vita non sapesse regalarci quell'intensita' di emozioni struggenti e totalizzanti, inondarci di gioie e sentimenti piu' grandi di noi, probabilmente non riusciremmo mai ad alzarci di nuovo, a rimarginare gli squarci ed avere il coraggio di credere, amare e sognare di nuovo, a ricominciare a fidarci del presente, camminare verso il futuro e seppellire il passato nella serenita'. In un anno di specialita' mi sono rassegnata al fatto che chiedersi i perche' e cercare di spiegare le tragedie e le miserie umane e' e sara' per sempre una grandissima, irrisolvibile perdita di tempo. Invece, la vera risposta e' continuare ad apprezzare ed essere riconoscenti per la mancanza di vere imperfezioni nella nostra vita, scrollarsi rapidamente di dosso una luna storta e non ignorare mai che essere felici e' puramente una scelta, un'attitudine, il nostro sguardo sul mondo.

Perche' a certe persone non sia dato di far conoscere un compagno di vita o un figlio a chi ci ha dato la vita e ci ha amati piu' di qualsiasi altra cosa e come nessun altro, restera' per sempre incomprensibile. Sono pero' grata all'uomo che ho vicino che quando valutavamo se valesse o meno la pena andare in Lussemburgo per un weekend per un matrimonio e con l'occasione per una cena con i miei,  mi ha detto i soldi servono per costruire ricordi.
In fondo il tempo serve per costruire ricordi.
La vita stessa non e' altro che un continuo costruire ricordi.
Ricordi che narrano la nostra storia.
Ricordi che come un inconsapevole meccanismo di difesa costruiscono un album e un appiglio a cui aggrapparsi quando una morte prematura ha la meglio sulla vita.

Friday, March 15, 2013

March 15th, 2013

... un anno esatto dal giorno in cui, con il fiato sospeso e il batticuore, attendevo l'esito del match...

Un anno stra-ricco di emozioni, di storie che si sono intrecciate con la mia, di difficolta' e di soddisfazioni che instancabilmente si sono date il cambio notte e giorno, di tante prime volte che ancora non posso credere quanto ho imparato in cosi' poco tempo.

Un  anno emotivamente importante, in cui ho toccato con mano la vita e la morte. Non sapevo nemmeno cosa fosse la morte. Poi un giorno mi ha portato via, senza preavviso, un paziente. E ho sofferto tanto.

Un anno in cui sono cresciuta, credo di avere acquisito una consapevolezza della vita che non e' mai abbastanza ma e' molto piu' grande, piu' cruda e piu' concreta di quella che avevo il primo giorno che mi sono infilata il camice.

Un anno indimenticabile per tutti i momenti d'oro che i miei pazienti mi hanno saputo regalare. Loro che sono la ricchezza piu' grande, il motivo di gioia piu' inesauribile che io possa trovare nel mio lavoro, la fonte di energia che mi permette di funzionare anche alla fine di una giornata altrimenti troppo lunga. Loro che imprimono ricordi memorabili nel cuore e che ogni giorno dimostrano la grandezza dello spirito umano con le loro storie, la loro fiducia, i loro successi e i loro drammi, e anche con quelle loro domande a cui non so rispondere a parole ma che mi limito a consolare in un abbraccio stretto, caldo e sincero. I miei pazienti che diventano ogni giorno parte di me. Mi sono sempre chiesta come i medici di base potessero ricordarsi la storia di ogni paziente. Ora ho la risposta. E' come nell'amicizia. Non si e' mai sentito che uno abbia troppi amici per ricordarsi la storia di tutti. E' un po' la stessa cosa. E, a pensarci bene, forse, le conversazioni piu' profonde e significative che ho avuto finora sono state con i miei pazienti piu' che con i miei colleghi. 

E poi c'e' una cosa che non smette mai "to make my day". Quando al mattino faccio il mio giro, chiedo a un paziente come sta e lui mi risponde "Fine, thanks. And you, doc?". E con quel "And you, doc?" inizio sempre il giorno con una marcia in piu'!

Wednesday, March 13, 2013

Cold feet

Lavoro 80 ore alla settimana.

Quando lavoro a tempo pieno, tutto e' perfetto e sono felice.

Poi ci sono i mesi piu' leggeri come questo, durante i quali, quando mi sfilo il camice, mi sfilo anche la gioia che ho dentro e constato quanto fragile e ancora da costruire sia la mia vita a NY. 

Quanto mi manchino gli affetti di cui ho fatto tesoro nel corso degli anni.

Le email in arrivo mi fanno sentire che le parole senza un volto, senza un tocco, non colmano ma alimentano una mancanza.

Mi cade involontariamente l'occhio sul prezzo che devo pagare per la realizzazione dei miei sogni.

E la forza che ho costruito dentro di me negli anni si sgretola. 

Rimango sola con l'incertezza che questa scelta (non) sia fattibile nella lunga scadenza. 

Con il pensiero che diviene sempre piu' consapevolezza che forse la famiglia e l'amicizia sono molto piu' grandi e necessari di qualsiasi altro sogno.

Saturday, February 2, 2013

All over again.

Amo tutto quello che accompagna trasferirsi in una nuova citta': passeggiare con una mappa in mano e lentamente sostituire tutte quelle forme geometriche disegnate con la bellezza dei palazzi e delle strade, emozionarsi davanti ad angoli e scorci che annunciano che anche il nuovo posto puo' diventare casa. Amo fare mille fotografie per poi confrontarle e rivedere la stessa citta' attraverso gli occhi del tempo e del cambiamento perennemente in atto durante questi nuovi inizi. Amo curiosare tra abitudini e stili di vita e fare tesoro di quelli che apprezzo. Soprattutto, amo sentirmi parte di una nuova avventura, lasciare un presente stabile e solido scivolare via alle spalle e cedere la scena ad una quotidanita' tutta da ricreare.

In tutto questo all over again pero' regolarmente mi pesa l'assenza di un numero di telefono nel cellulare da chiamare per prendere un caffe', per scaldarsi il cuore con chiacchiere che affondano in occhi familiari. Mi manca trascorrere del tempo in compagnia di nuove persone e poi tornare a casa piu' felice riconoscendo nel cuore quell'emozione che ti sussurra che forse si', una nuova amicizia sta nascendo.

Qui ho conosciuto tantissime persone. Insieme trascorriamo momenti piacevoli e divertenti. Sto bene. Rido. Torno a casa serena. Ma mi manca sentire la scintilla che scocca, la scintilla che ti annuncia che state andando oltre, piu' in profondita', che vi state scambiando la fiducia, che state aprendo la vostra vulnerabilita'.
Di certo la spiegazione piu' realistica e' che ciascuno di noi lavora una media di 14-15 ore al giorno 6 giorni su 7, per cui rimane ben poco tempo per investire in tutto il resto. E quando c'e' il tempo, manca proprio l'energia e lo si dedica agli affetti piu' cari. Pero' a volte mi sento proprio impaziente.
Tutti dicono che durante la residency costruisci le amicizie che durano una vita.
Spero sia cosi' anche per noi.

E intanto questa sera vengono a cena due nuovi amici di Matthew.

... I'm holding my breath...

Monday, December 31, 2012

Concrete jungle where dreams are made of

La prima volta che avevo sentito questa canzone ero a Seattle. L'aveva caricata su fb un amico e mi era sembrata carina ma nulla di che. 


L'ho risentita ieri sera in macchina con degli amici nell'Upper West Side. E non ho piu' smesso di ascoltarla.





Non so dove la carriera e la famiglia ci porteranno ma in questa notte di transizione verso il futuro voglio poter chiudere gli occhi e su queste note sognare che e' qui che restermo. Voglio raccontare a me stessa in questa notte cosi' pregna di energia che e' New York che sara' la nostra casa. 
Perche' e' un posto magico... 
...come racconta questa canzone...


Grew up in a town that is famous as the place of movie scenes
Noise was always loud, there are sirens all around and the streets are mean
If I can make it here, I can make it anywhere, that's what they say
Seeing my face in lights or my name on marquees found down on Broadway

Even if it ain’t all it seems, I got a pocketful of dreams
Baby, I'm from New York
Concrete jungle where dreams are made of
There's nothing you can't do
Now you're in New York
These streets will make you feel brand new
Big lights will inspire you
Hear it for New York, New York, New York!

On the avenue, there ain't never a curfew, ladies work so hard
Such a melting pot, on the corner selling rock, preachers pray to God
Hail a gypsy-cab, takes me down from Harlem to the Brooklyn Bridge
Some will sleep tonight with a hunger far more than an empty fridge

I'm gonna make it by any means, I got a pocketful of dreams
Baby, I'm from New York
Concrete jungle where dreams are made of
There's nothing you can't do
Now you're in New York
These street will make you feel brand new
Big lights will inspire you
Hear it for New York, New York, New York!

One hand in the air for the big city,
Street lights, big dreams all looking pretty
No place in the world that can compare
Put your lighters in the air, everybody say yeah, yeah, yeah, yeah

In New York
Concrete jungle where dreams are made of
There's nothing you can't do
Now you're in New York
These street will make you feel brand new
Big lights will inspire you
Hear it for New York!



E mentre la musica inonda questa notte, non posso lasciare il 2012 scivolare via senza nel cuore ringraziare questo anno e questa citta' che mi hanno resa specializzanda e che mi hanno regalato sei mesi faticosissimi ma incredibili, un'esperienza ancora piu' splendida di quanto potessi sognare... forse perche' semplicemente e' reale!

And now... off to the hospital... a guardare le luci scintillare su questa citta' con addosso il camice e questo primo sogno realizzato e in tasca tanti altri sogni e progetti, mentre il tempo che scorre ci portera' in un nuovo anno e una nuova avventura!

Happy, Happy New Year a tutti!!!

Happy New Year

"I wish you bluebirds in the spring to give your heart a song to sing"...

... and lots of love, dreams and health for a very happy new year!


Tuesday, December 25, 2012

Nonostante il silenzio di questi mesi...




...  tanti auguri per un sereno e felice Natale e delle vacanze piene di gioia, affetto e calore!

Thursday, September 13, 2012

Un incredibile angolo di mondo

Eccoci di ritorno... e non so proprio da dove iniziare! Il Quebec e' un posto incredibile, e' America e Europa shakerate insieme con un finale a sorpresa nella combinazione piu' suggestiva ed emozionante che ci sia!

Montreal e' una citta' meravigliosa: viva, stimolante, moderna ma anche molto verde, rilassante, ariosa. E' una metropoli desiderosa di essere vissuta in ogni sua dimensione, impeccabile nel fare gli onori di casa e dare il benvenuto, abilissima nel soddisfare ogni gusto e richiesta.

In breve quello che a mio avviso non puo' essere perso:

Vieux Montreal, il cuore storico della citta' dove curiosare nella Rue des Artistes, perdersi nelle numerosissime gallerie d'arte, ammirare palazzi grandiosi, sedersi in un banco della basilica di Notre Dame ad ascoltare le note dell'organo riempire l'aria, finire con uno spuntino, e possibilmente un caffe', a Olive et gourmando (delizioso nel menu e nell'atmosfera)

Camminare senza meta attraverso una vivacissima downtown e respirarne tutta l'energia

Nel tragitto tra downtown e vieux montreal un detour per osservare il palazzo dei congressi con tutti i suoi colori e l'area attorno alla Cathédrale Marie-Reine-du-Monde, un connubio tra antico e moderno che, com'e' successo a Chicago e Philadelphia, ancora una volta mi ha tolto il fiato

 
Un giretto per il campus di McGill University


Una sosta a Nespresso su Rue Crescent (vale la pena sia per il caffe' che per il locale in se') prima di incamminarsi lungo il Chemin Olmsted nel Parc du Mont-Royal (bellissimo il percorso e strepitosa la vista sulla citta', soprattutto quando i grattacieli iniziano a brillare nel buio della sera)

Un rilassato sabato mattina nel Plateau-Mont-Royal scendendo attraverso il Parc du La Fontaine
 
Una puntatina al Marche Atwater tra i colori e i profumi di ordinatissimi cestini di frutta e verdura, intere bancarelle di solo maple syrup, infiniti banchi di salumi e formaggi, un inaspettato negozietto con tortellini, tagliatelle, arancini e cannoli, un panificio dove abbiamo fatto razzia ed infine il chocolate privilege


 

Breve giretto a The Village and Latin Quarter fino al Pont Jacques Cartier attraverso il quale raggiungere le isole Sainte Helene e Notre Dame e poi ritorno lungo il fiume con rientro attraverso il Pont Victoria sul promenade. Forse non proprio imperdibile ma comunque piacevole.

Per il gran finale una serata indimenticabile in un posticino un po' sopra le righe ma che regala la magia di un piccolo grande sogno per una notte intera: una cena a Europea. Ora vorrei svelarvi tutto cio' che mi ha inebriato in questo posto magnifico ma mi tratterro' nella speranza che in tanti riusciate prima o poi a vivere di persona le sorprese e l'emozione custodite tra queste mura!


In poco piu' di due orette di treno da Montreal si raggiunge Quebec city.
Quebec city e' una citta' particolarissima. Passando sotto un arco nella cinta di mura si accede alla vieux-quebec... e comincia una fiaba. Una fiaba un po' turistica pero' comunque molto bella, incredibilmente romatica e con un lieto fine qualsiasi stradina si scelga di imboccare.

Anche qui da non perdere:

Vieux-Quebec con la sua Haute-Ville e Basse-Ville (upper and lower town), designate dall'UNESCO patrimonio dell'umanita'



Camminata lungo quel che rimane delle mura, poi sul perimetro a stella della cittadella ed infine, nel tardo pomeriggio, quando la luce del sole crea riflessi delicati e dorati, nel Parc Des Champs-De-Bastille



Biciclettata lungo la Route Verte con rientro in traghetto

Visita alla citta' vera e propria, soprattutto attorno a Grande Allee


Passeggiata lungo Rue Saint-Jean che e' un susseguirsi di piccole botteghe e negozietti con un piccolo fruttivendolo dal nome la carota gioiosa :) e una gelateria, Tutto Gelato, dove e' d'obbligo un assaggio

Un giretto lungo la piu' moderna Rue Saint-Joseph e, su Rue Saint-Joseph or Rue Saint-Jean, un caffe' a Brulerie St Jean
 


Tornando in terra americana, domani mi inabissero' di nuovo nella vita da resident! A chi legge questi miei pensieri l'augurio di tante belle cose e speriamo a presto!

Au revoir!

Monday, September 3, 2012

New York will change you

L'ultimo giorno prima delle vacanze ho salutato un'infermiera che mi ha abbracciato e mi ha detto: "Michela, you are too sweet and too polite. New York will change you."

Quella frase mi ha turbata molto. E troppo spesso ci penso e ci ripenso. Questi cinque anni in America mi hanno cambiata ma, a parte qualche sfumatura che mi piace meno, direi che il cambiamento e' stato in meglio. In questi due mesi a New York ho conosciuto realta' e persone che mi stanno facendo riflettere tanto e che, mentre disapprovo con sempre maggior convinzione, inesorabili diventano parte della mia quotidianita' e di me. E tutto cio' mi fa paura. Ho una gran paura di diventare una persona peggiore.

E' strano quando la societa' attorno a te cambia d'improvviso. Quando i valori attorno a te si rimescolano e dispongono secondo un nuovo ordine. Fin dal primo incontro ho amato New York con l'innocenza, l'entusiasmo e la predisposizione allo stupore del turista. Ora la studio con spirito critico, estendendo i confini oltre Manhattan, pensando alla lunga scadenza e mi destabilizza con le sue contraddizioni, con un costo di vita che con insolenza sfida la dignita' umana, con un divario sociale esasperato e una poverta' sfacciata che alimenta un'ignoranza e una violenza che non avevo mai conosciuto e che ogni giorno mi aspetta giacendo nel letto d'ospedale quasi temesse mi potessi dimenticare di lei.

Tutti questi pensieri mi irritano tremendamente perche' vorrei vedere solo il bello di questa citta', o meglio vorrei che New York fosse solo bella, senza smarrirmi di fronte a cio' che mi sembra inaccettabile e inguaribile. E ancora piu' inaccettabile e' che mi basta guardare fuori dalla finestra e rimango affascinata di fronte alla magia che impregna questa citta', mi basta riemergere dalla metro nel cuore di Manhattan e rimango ammaliata dal suo fascino. L'indulgenza si impossessa di me, annebbia la mia razionalita e le mie riflessioni, il mio cuore ricomincia a battere e mi ritrovo impotente di fronte ad una New York che troppo in fretta diventa un sogno irrinunciabile e una sfida alla gerarchia di valori.

Ogni volta che questa New York cosi' ambivalente fa capolino nei miei pensieri, mi ripeto che dev'esserci un modo. Ma ora come ora sento che non sono pronta a gestire una realta' tanto diversa da me. Mi sento troppo plasmabile e influenzabile. Mi trovo sempre impreparata di fronte alle sue provocazioni e sono sempre piu' diffidente e timorosa di diventare qualcuno che non voglio essere. E allo stesso tempo desiderosa di abbandonarmi a questa citta', darle fiducia, darle una chance di mostrarmi i suoi meccanismi e spiegarmi i suoi perche'. E credere che, come ogni parte d'America ha fatto finora, anche New York fara' di me una persona migliore.

Intanto pero' quel New York will change you risuona minaccioso dentro di me.

Saturday, September 1, 2012

Ask no more than this, be content with no less.


Non so bene come esordire dopo oltre un mese di latitanza. Posso solo dire che la mia vita da resident  continua ad assorbirmi a tempo pieno. Vivo dipinta in ospedale e non faccio altro che lavorare e cercare di dedicare almeno mezz'ora al giorno di quality time a Matt.  Eppure mi sembra la vita piu' bella che io abbia mai avuto, ancora piu' appagante di quanto immaginassi. Non mancano le difficolta' e ho gia' versato le mie prime lacrime. Ma la gratificazione e l'entusiasmo che questa vita mi trasmettono non mi permettono di demordere o di abbattermi nella frustazione. L'opportunita' stessa dell'essere resident mi trasmette un'energia inesauribile e una costanza che mi fa da carburante anche quando mi sento persa.

Qualche settimana fa mi e' venuta voglia di rileggere una citazione che mi era entrata nel cuore la prima volta che l'avevo letta, nel mio cubicle a Boston durante il mio primo soggiorno in terra americana. Ne ero rimasta folgorata. Ancora oggi esprime molto bene il mio pensiero, il mio stato d'animo e uno dei miei obiettivi piu' grandi:
"No greater opportunity or obligation can fall the lot of a human being than to be a physician. In the care of suffering he needs technical skill, scientific knowledge and human understanding. He who uses these with courage, humility and wisdom will provide a unique service to his fellow man and will build an enduring edifice of character within himself. The physician should ask of his destiny no more than this and he should be content with no less." - Tinsley R. Harrison
Ora cambio argomento per non diventare monotematica visto l'andazzo degli ultimi post. Non sono mai riuscita a concludere il racconto delle vacanze europee. Dopo una Grecia romantica per noi due, siamo andati a trovare degli amici in Lussemburgo e degli amici a Lille, fermandoci, nel tragitto a Gent, Bruges and Courtrai. Ecco un riassuntino fotografico:




 


Restando in tema di viaggi...  ora sono in vacanza, non che ne avessi bisogno ma quest'anno il mio schedule va cosi'. Il lato positivo e' che queste vacanze cadono proprio in concomitanza con il nostro anniversario di matrimonio... per cui la settimana prossima partiremo alla volta di un angolino di Canada che e' tantissimo che aspetto di visitare! Racconto e foto al nostro rientro. Per ora a tutti un gran bel weekend... e mi riprometto di non lasciare languire questo blog nel silenzio...

Have a lovely weekend!




PS: Alle persone che mi hanno contattato via email... non ho controllato l'email pookelina per settimane - cerchero' di rispondere presto ad ogni messaggio. 

Saturday, July 21, 2012

Update

E cosi' sono gia' trascorse tre settimane di residency. Sono scivolate via in un turbine di emozioni, di novita' da incamerare e trasformare in routine, di infiniti click in un sistema per capire come navigare e aggiornare i medical records con annessi sospiri e moti di eccitazione; picchi di stanchezza e stress su un sottofondo di entusiasmo e gioia; momenti di perplessita' di fronte a certe storie che, New York e' anche questo, probabilmente altrove sarebbero impensabili e qui sono quotidianita' di fronte alla quale impongo alla mia mente di non scomporsi e al mio sorriso di annuire e rassicurare; attimi di felicita', pura e piena, attimi di frustrazione, pura e piena; un certo disagio con il suffisso doctor davanti al mio nome ma per questioni di professionalita' sto cercando di abituarmi; affetto e calore che aprono canali finora poco esplorati e che semplicemente brighten your day. Finora nessuno smarrimento vero ma so di essere in una rotation abbastanza tranquilla e gestibile e temo lo sconforto il mese prossimo con le notti, i pazienti in condizioni critiche e la mia inesperienza. Spero di uscirne tutta intera e soprattutto di non fare grossi danni.
In ogni caso, la bottom line e' che ogni giorno e' una conferma che essere un medico e' il modo piu' bello di trascorrere la vita! E so che sono biased ma e' quello che sento...

And btw... New York finora e' uno splendido skyline che vedo attraverso una lunga vetrata di casa nostra, che ogni sera prima di addormentarmi ammiro nella sua bellezza ma che ancora non ho avuto tempo di esplorare se non nel sotterraneo della metro per visitare l'Ikea ;)!

Buon weekend!

Sunday, July 1, 2012

...Ready to go...

Visto che a casa non abbiamo ancora internet la foto non riusciro' a scattarla e caricarla entro la serata...


... volevo solo immortalare il pager, il gigantesco box di buissness cards sulle quali a quanto pare e' stampato il mio nome come riferimento per i miei pazienti (way too scary!) e la mia ID card...

... it feels so real...


... e sono tanto felice and so ready to go!!!




PS: questo e' il primo post scritto dal giardino del mio ospedale!