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Sunday, December 7, 2014

Epilogo

Pookelina e' nato con l'idea di ricambiare la compagnia di alcuni bloggers che con la loro simpatia e profondita' mi richiamavano quotidianamente tra le loro pagine. Inizialmente pensavo avrei scritto della mia vita a Seattle. Nel tempo, queste pagine sono diventate anche la storia di un sogno.

E' un sogno antico quanto i miei primi ricordi, quando la sera vedevo il mio papa' rientrare a casa felice e gratificato dal suo lavoro. La sua passione era inesauribile e palpabile e faceva scintillare ancora di piu' la grandezza e nobilta' del suo animo. La sua grande umilta'.
Fin da piccolina ho sentito di essere animata dalla stessa grande passione ed e' uno dei doni piu' grandi che io potessi ereditare. Sono cresciuta sognando che da grande mi sarei presa cura della mia passione. Sono cresciuta sognando che da grande mi sarei presa cura delle persone.

Non ricordo se fosse il 2004 o il 2005. Ma ricordo quel pomeriggio come uno tra i piu' preziosi della mia vita. Quel pomeriggio, nelle aule della vecchia clinica medica di Bologna, ho trovato me stessa. Ho trovato finalmente la mia strada. A mia insaputa.
Un professore ci raccontava la storia della arteriosclerosi ed io, frase dopo frase, passaggio dopo passaggio, freccia dopo freccia, ero incantata dalla patofisiologia di quella storia e dalla padronanza con cui questo brillante professore ce la raccontava. Proprio come piace a me: ogni malattia non e' una serie mnemonica di sintomi ma la storia di qualche meccanismo che e' andato storto. Mi ero chiesta tante volte con chi avrei scritto la tesi di laurea e pensarci in astratto non era mai stato produttivo. Durante quella lezione ho sentito il tanto sospirato click. E il sogno che avevo cullato fin da bambina ha cominciato a battere tra le mie mani, a battere le sue ali e a prepararsi a guidare le redini della mia storia.

Di per se' sono molto timida e tendo a trovare mille scuse "per non". Quel pomeriggio non ho avuto modo di inventare una delle tante scuse che gia' bussavo alla porta di questo professore. Abbiamo parlato forse una mezz'oretta, forse piu' a lungo. Ricordo una grande sintonia. Sintonia di pensiero e obiettivi. Da quella sintonia e' nato un entusiasmo. E da quell'entusiasmo un progetto. Un viaggio. Quel pomeriggio e' nato il mio viaggio. Il viaggio dentro di me. Il viaggio a bordo del mio sogno.

Ricordo il saluto in aeroporto. Io con valigie e progetti piu' grandi di me. Io che salutavo la mia famiglia senza bene sapere cosa stesse per succedere. Sapevo che avevo un biglietto aereo. Sapevo che avrei sorvolato l'oceano per ore. Sapevo che sarei atterrata in America. Ma poi? Non sapevo cosa sarebbe successo. Sapevo solo che il mio migliore amico di allora mi aveva detto che lui in America non sarebbe mai potuto vivere perche' a lui la societa' americana non piaceva. E quella era la spiegazione, nessun'altra ragione piu' specifica. Solo un "Vedrai". Io cercavo di immaginarmi come un intero paese potesse non piacere. Sfidavo la mia immaginazione con la mia ingenuita'. Ero intimorita e fiduciosa allo stesso tempo. Ero titubante e carica per questa nuova avventura. Ero pronta a lasciarmi sfidare e sorprendere dalla vita.

Una volta oltreoceano la prima cosa che mi colpi' furono le bandiere: bandiere a stelle e strisce ovunque, sui porch, sui tetti, sui balconi, nei giardini di ogni casetta. Poi ne sono seguite tante altre di cose che mi hanno stupito, in positivo e in negativo. Negli anni ho capito cosa intendeva il mio migliore amico. Potrei elencare una lista lunghissima di cose che non mi piacciono della societa' americana. Ma non importa quanto questa lista sia lunga. Perche' l'America ha qualcosa che per me e' ineguagliabile e preziosissimo. Qualcosa che ho rincorso una vita intera e che ho scoperto quando sono sbarcata qui per la prima volta. Non sapendo bene come definirla, nel mio vocabolario io l'ho battezzata accademia.

L'accademia e' un posto per me, almeno in astratto, sacro. E' il posto dove le persone parlano la mia lingua, non importa quale sia la loro nazionalita'. E' un tempio dove il biglietto e' il sogno immenso di fare la differenza. Di fare qualcosa di significativo con la propria vita. Di lasciare un mondo migliore. E' un mondo che attira persone che hanno non solo dei sogni ma anche il coraggio di crederci. Io identifico l'accademia nel mondo della mentorship. Dei talenti che sbocciano. Delle passioni che palpitano. Dei grandi romanzi e delle poesie. Dei grandi valori e degli ideali. Della grandezza umana che fa storia. Delle opere d'arte e della musica. L'accademia e' il mio rifugio, la pace con me stessa, una sorta di biblioteca, maestosa e silenziosa, per i miei sogni e pensieri. Il mondo dell'accademia l'ho desiderato per una vita intera. Nell'accademia ho trovato il mio posto nel mondo.

Dal mio primo incontro con l'accademia nel 2005, il resto della storia e' custodita in queste pagine. Fino al suo epilogo. Il 3 dicembre.

Il 3 dicembre 2014 e' un giorno che ho aspettato con il fiato sospeso.
L'ho aspettato inconsciamente per dieci anni.
La notte prima l'ho passata in bianco.
La mattina sembrava interminabile. Poi i miei pazienti mi hanno distratta. Fino alle 11.49.
Alle 11.49 sono corsa a casa.
Il cuore in gola.
La paura di una delusione.
Ancora piu' grande, la paura che questo grande sogno, iniziato dieci anni fa tra i banchi nelle aule ad anfiteatro di Bologna, stesse per avverarsi.
Alle 12 l'esito.

Questo sogno si e' avverato.

Dieci anni dopo questo sogno si e' avverato.
Nonostante il marchio indelebile dell'international medical graduate.
Dopo aver lasciato la mia famiglia che e' il dono piu' grande che io abbia mai ricevuto dalla vita. Dopo aver imposto il sacrificio della distanza e degli abbracci virtuali su skype alle persone che mi amano piu' di chiunque altro.
Dopo essermi chiesta un'infinita' di volte se un giorno mi pentiro', quando sara' troppo tardi, quando le persone che mi hanno messa sempre al primo posto e hanno assecondato ogni mia scelta offrendomi sostegno e amore non ci saranno piu'.
Dopo aver chiesto ad un marito di venire qui, in questa casa, in questo posto che mi ha cambiata per sempre, che mi ha segnata nel profondo, che ha scolpito in me nuovi tratti, nuovi pensieri, nuovi punti di vista, qui dove non avrei mai pensato di mettere piede in vita mia e che e' invece diventato la mia casa, la mia vita, la mia quotidianita'. Questo e' il nostro terzo anno nel Bronx.

Dieci anni dopo, il primo luglio 2015 iniziero' la mia nuova specializzazione.
L'ultimo blocco di training. Non un blocco qualsiasi.  Il piu' importante di tutti. Questa volta mi insegneranno quello che faro' per il resto dei miei giorni.
E' la cura che offriro' ai miei pazienti.
E' la conoscenza che offriro' ai miei colleghi.
E' l'esperienza che offriro' ai miei studenti.

Dieci anni dopo ritorno nell'accademia.
E questa volta so che il mio posto me lo sono guadagnata.
Questa volta non e' solamente un regalo da un professore.
Questa volta e' una conquista, la conquista di un sogno cresciuto con me.
Questa volta e' il ricordo di una bambina che la sera correva nell'ingresso in pigiama a salutare il papa' e ora ritornera' a casa donna con tra le mani una realta' ancora piu' immacolata di quanto avesse mai potuto concepire ed immaginare.
Questo sogno adesso ha un nome.
Si chiama Harvard.

Saturday, December 14, 2013

Ithaca

Un altro giro di neve, questa volta proprio a ridosso del tanto sospirato rientro a casa, e ora con in valigia una domanda.

Il mese scorso la zia del consorte, che non mi vedeva da tanto tempo, alla fine solamente di una serata insieme, mi ha salutata dicendomi che mi aveva trovata piu' sicura di me stessa. Io sono caduta dalle nuvole. Ovviamente sono consapevole del fatto di essere cresciuta tanto in questi mesi di residency ma, if anything, in questo percorso ho notato di essere diventata piu' cinica e disillusa. Piu' sicura di me stessa proprio non me l'aspettavo... forse la zia non sa che io e la sicurezza siamo da sempre antitetiche, la sicurezza e' una sorta di miraggio onnipresente nella mia vita... 

Ora torno a casa per la prima volta dopo un anno e mezzo, dopo una serie di sfide, di successi, delusioni, fatiche e momenti memorabili. E ora, anche dopo questo commento. E sono curiosa di sentire quello che avra' da dire l'intera family. Di farmi dire da loro, che mi conoscono come nessun altro, chi sono e chi sono diventata ai loro occhi.

Vorrei aver scritto della residency in queste pagine, per poter leggere da me chi ero e chi sono diventata. Per una constatazione, come diciamo noi, "evidence-based". Perche' ormai do per scontato tutto cio' che mi sorprendeva e che ora ha assunto le sembianze della banale normalita'. Perche' non mi ricordo bene cosa cercavo, so solo quello che ho trovato. Non mi ricordo bene chi ero, ma sto studiando chi sono. Perche' spesso mi stupisco di cose che poi, mi torna in mente, erano normali nel mio passato pre-residency. Perche' anche se il traguardo che raggiungiamo e' sempre scolpito in un sostantivo chiaro e univoco fin dall'inizio, il cambiamento che attraversiamo e' sottile e impalpabile, evolve lento e malleabile, lievita sempre un po' misterioso finche' non si manifesta in tutta la sua pienezza. E noi, fino all'ultimo, conosciamo solamente quel nome, quell'obiettivo, ma non sappiamo chi saremo quando lo raggiungeremo, come la nostra personalita', gerarchia di valori, il nostro modo di pensare si staglieranno non piu' nell'immaginazione, ma nela realta'. 

Con il nuovo anno per me arrivera' anche un altro giro di match, il match della fellowhip. E lo sento incalzare inesorabile, con una pressione schiacciante, mentre mi sento ancora in fase di crescita, solo (o gia'!) a meta' della mia residency, ancora imparando l'arte del mestiere. Io, che non so nemmeno chi sono nel presente, devo decidere chi voglio essere nel futuro.

Finora la passione ha dettato le regole e mi ha reso il cammino sempre molto facile perche' davanti a me brillava sempre quel camice in corsia che porta e si prende cura.
Quel camice continua a brillare sempre, nonostante le fatiche, i capelli bianchi, le ore di sonno arretrate, e' sempre li', immacolato, pieno di energia, di sogni, di passione, di grinta, alimentato nella sua pienezza dalla gioia e gratificazione che quel "to take care" porta intrinsecamente con se'. 
Ma non mi bisbiglia quale camice, tra le tante specialita', calzi meglio su di me, sulla mia personalita', sulla donna che voglio essere. Ogni camice non e' solo un ambito della medicina ma porta con se' un peculiarissimo stile di vita, un futuro per tante cose inflessibile e statico. Ed io non so proprio chi voglio essere. Un medico dedito alla sua carriera? Una ricercatrice? Una mamma e moglie che lavora part-time? Una mamma e moglie punto? Una scienziata in laboratorio? Perche' la vera bottom line e' che non posso essere tutto. E su questo mi sono dovuta ricredere. Ho trascorso l'adolescenza ingenuamente pensando che l'amore e la passione fossero gli ingredienti non solo necessari ma anche sufficienti per realizzare tutti gli obiettivi di una vita. Poi il tempo, o forse la realta' americana con i suoi schemi e ritmi bizzarri, mi ha portato a ricredermi. Che anche se ci sono tante ricette per come essere una sfavillante superwoman in formissima tutto il tempo, questa superwoman proprio non esiste, soprattutto nella lunga scadenza. Quello che esiste, almeno in questa parte di mondo, e' una donna che trova il bilancio tra tanti ruoli, che li incastra a piacere, decidendo, serenamente o a malincuore, quanto tempo dedicare a ciasuno di essi, raccogliendo gratificazioni ma anche facendo salti mortali e, ahime', quella parola impronunciabile all'orecchio americano, a mio avviso, tante rinunce. Che, piu' rifletto, piu' mi accorgo che quello che conta veramente non e' fare tutto bene al 100% ma la felicita' del prodotto finale. 

Tuttavia, il prodotto finale e' pur sempre una combinazione di ruoli. E ogni ruolo nasce da una decisione, da un percorso. E piu' cresciamo, piu' e' vasto il ventaglio di possibilita' che si dispiega davanti ad un bivio. E tra le mille strade possibili, dobbiamo scegliere (o forse indovinare?) quale delle tante e' quella giusta, quella migliore. Sempre ammesso che ci sia una strada giusta a priori. Mi piace credere che piuttosto dipende da quello che noi facciamo di ogni strada. Credo fermamente che la felicita' sia una scelta. Ma una scelta nel quotidiano. Nella lunga scadenza, oltre all'ottimismo, c'e' pur sempre bisogno di un po' di saggezza e lungimiranza. Che per quanto apparentemente si incontrino nella contentezza, c'e' pur sempre una differenza tra l'amarezza dell'accettazione, la serenita' dell'accontentarsi e la purezza, seppur effimera, della felicita'. Quando una sola decisione porta a strade, scelte di vite, tipologie di vite cosi' diverse, mi sembra un po' irresponsabile ed immaturo, invece che scegliere spianandomi la strada per i progetti futuri, semplicemente pensare che in un modo o nell'altro it will work out. 

In ogni caso, potrei scrivere per ore delle mie riflessioni. Ma piuttosto concludo con una poesia di Cavafy in cui mi sono imbattuta qualche giorno fa.



Ithaka

As you set out for Ithaka
hope the voyage is a long one,
full of adventure, full of discovery.
Laistrygonians and Cyclops,
angry Poseidon—don’t be afraid of them:
you’ll never find things like that on your way
as long as you keep your thoughts raised high,
as long as a rare excitement
stirs your spirit and your body.
Laistrygonians and Cyclops,
wild Poseidon—you won’t encounter them
unless you bring them along inside your soul,
unless your soul sets them up in front of you.

Hope the voyage is a long one.
May there be many a summer morning when,
with what pleasure, what joy,
you come into harbors seen for the first time;
may you stop at Phoenician trading stations
to buy fine things,
mother of pearl and coral, amber and ebony,
sensual perfume of every kind—
as many sensual perfumes as you can;
and may you visit many Egyptian cities
to gather stores of knowledge from their scholars.

Keep Ithaka always in your mind.
Arriving there is what you are destined for.
But do not hurry the journey at all.
Better if it lasts for years,
so you are old by the time you reach the island,
wealthy with all you have gained on the way,
not expecting Ithaka to make you rich.

Ithaka gave you the marvelous journey.
Without her you would not have set out.
She has nothing left to give you now.

And if you find her poor, Ithaka won’t have fooled you.
Wise as you will have become, so full of experience,
you will have understood by then what these Ithakas mean.


Mi e' piaciuta tantissimo questa poesia. Non mi aiuta affatto a prendere la nuova decisione. Non mi guida nel capire chi voglio essere. Ma mi da tanta fiducia che trovero' la mia strada.

In ogni caso, qui i fiocchi scendono che e' un piacere. E mi fanno assaporare la dolcezza di quando riabbraccero', uno dopo l'altro, tutti quanti, stretti, strettissimi; quella gioia, irriproducibile altrove, che mi aspetta a casa... finche' dura, che c'e' pur sempre un aereo che attende di riportarmi in questa palestra di vita, in pista per trovare la risposta che aprira' le danze della nuova avventura.

E prima di pubblicare questo lunghissimo post, le renne che traineranno la slitta di Babbo Natale... quando si dice che a NY c'e' proprio tutto...



Tuesday, January 3, 2012

I libri

Le vacanze natalizie di quest'anno sono state davvero serene, forse le piu' serene negli ultimi anni.
Ho trascorso tanto tempo con i miei fratelli. Abbiamo vissuto in simbiosi per tutti i dieci giorni.

Le nostre giornate iniziavano con una colazione assonnata di biscotti da intingere nel caffelatte a suon di cosa fai oggi? per cercare di coordinare eventuali impegni e trascorrere piu' tempo possibile insieme.

Sono stati giorni di ore incollati al tavolo a giocare a risiko, scherzando e allo stesso tempo studiandoci alla ricerca di eventuali cambiamenti avvenuti nel corso dell'anno. Una delle cose piu' incredibili che constato ogni volta che torno a casa e'  quanto il rapporto con i miei fratelli non venga scalfito dalla distanza e, se possibile, quanto, nonostante il tempo lontano, continui a crescere in profondita' e immensita'. Penso davvero che i miei fratelli siano uno dei doni piu' preziosi che abbia ricevuto dalla vita e spero con tutto il cuore che i miei figli siano altrettanto fortunati e di riuscire a instillare in loro lo stesso legame imprescindibile e indissolubile.

Sono stati giorni in cui Matthew e la mia famiglia non erano piu' alternative inconciliabili ma due affetti che interagivano spontaneamente nella mia quotidianita', un momento che per me si rivela sempre priceless.

Tutti insieme abbiamo fatto giretti in citta' e passeggiate in collina, sotto il sole basso e i colori spenti dell'inverno in un paesaggio che nella sua familiarita' di anno in anno accoglie nuovi ricordi.

Ci sono stati giorni di candeline, regali, tubi pressurizzati che, aperti, sparavano stelle filanti e coriandoli coloratissimi sui festeggiati.

Ho rivisto un cugino della mia mamma, ricoverato dal giorno di Natale all'ospedale. Non credo lo rivedro' piu'. Ma stranamente il pensiero non mi angoscia. Certo mi manchera' ma ho una serenita' profonda dentro di me. Mi ha lasciato una carezza che restera' con me per sempre, con la sua mano tozza e i suoi lineamenti di uomo affetto da sindrome di Down. Una carezza che come ogni suo gesto da sempre ha lasciato splendere tutta la tenerezza e la delicatezza d'animo che quest'uomo custodisce dentro di se'. Quella sua carezza sulla mia guancia destra mi ha trasmesso cosi' tanto ed e' stato il saluto piu' bello che potesse darmi.

Sono stata a messa la notte di Natale e al funerale della mamma di un'amica qualche giorno dopo. Una messa molto intensa la prima, un rito particolarmente toccante e commovente il secondo. Per un attimo ho sentito ancora accesa una flebile fiammella di fede. Spero tanto che l'anno nuovo mi aiuti a ritrovarla.

Queste feste sono stati giorni di auguri, di abbracci, di chiacchiere, di incontri. Di cene in famiglia e cene con amici, di ore in cucina con la mia mamma o il mio papa', a imparare nuove ricette e nuovi segreti.

La notte di Natale ricorreva anche il primo anno di blog. E' passato in sordina ma dentro di me un pensiero a queste pagine virtuali e' arrivato.

E di queste vacanze ho portato con me la vocina di mia sorella che mi diceva Ai tuoi bambini cantero'

I libri sono ali che aiutano a volare
i libri sono vele che fanno navigare
i libri sono inviti a straordinari viaggi
con mille personaggi l'incontro sempre c'è.

I libri sono amici che fanno compagnia
i libri sono sogni di accesa fantasia
i libri son momenti di gioia e commozione
non manca l'emozione che un brivido ti dà.

Evviva la lettura! Comincia l'avventura
un sogno ad occhi aperti nel mondo che vuoi tu.

E questo motivo che mi ronza imperterrito nella mente e il cui testo mi piace moltissimo, sara' la colonna sonora di questo Natale 2011 appena passato.

Sunday, January 1, 2012

Partire

Lo temevo gia' prima di tornare il momento dei saluti. Piu' passa il tempo, piu' fa male e piu' i sensi di colpa diventano insostenibili. Mentre salutavo le mie sorelline, mi vergognavo di me per ogni lacrima che le vedevo versare. Per tutto il male che impongo alle persone piu' care che ho. Anche se so che sono consapevoli dell'amore infinito che provo per loro, non posso fare a meno di sentirmi egoista. Vorrei proteggerle e invece ci ritroviamo in questi distacchi che fanno male ancora prima di cominicare. Inizio a sentire una spina nel cuore gia' la sera prima. Domani mi aspetta il saluto con la mamma, il papa' e mio fratello. Speriamo di non uscirne svuotata e sfinita un'ennesima volta. E poi un respiro profondo e si riprende.

Questo post/sfogo mi e' rimasto in sospeso e ora e' solo da archiviare. Partire siamo partiti. Il resto dei saluti e' stato meno doloroso del previsto fondamentalmente perche' impegnati a sistemare i bagagli su un treno mai visto cosi' pieno. E quando le porte si sono chiuse, solo una lacrima silenziosa mi e' scesa mentre il treno lentamente si allontanava e i miei genitori ci salutavano e sparivano dalla nostra vista.  Mi mancano gia'. Immensamente. Ma mi impongo di essere forte e di accettare, anche in questi momenti piu' difficili, questa distanza come un modo per esprimere le nostre potenzialita' e vivere da "cittadini del mondo" invece che soltanto come un ostacolo all'espressione quotidiana dei sentimenti piu' profondi.

Partire siamo partiti.
Quet'anno una partenza piu' speciale perche' coincide con il capodanno.
Siamo partiti con il vecchio anno alla volta di quello nuovo che qui e' iniziato da poche ore mentre in america e' ancora in disparte, in attesa che il sipario scenda sul 2011 e venga il suo di turno. Siamo partiti con i nostri sogni e progetti, con i nostri inseparabili punti di domanda sottobraccio, con tanto entusiasmo per alleggerire l'incertezza e trasformarla in opportunita'. Abbiamo salutato il 2011 con tanta riconoscenza per quello che ci ha saputo dare: tanta forza, tanta gioia e tanto amore. L'abbiamo ringraziato con un brindisi semplicissimo e, a modo suo, tanto dolce in una lounge all'aeroporto. Ora fuori e' ancora buio ma noi siamo prontissimi per decollare verso la vita americana. Siamo prontissimi per decollare dentro questo nuovo anno, per scoprire cosa ci riserva questo 2012, per scoprire noi stessi con un anno in piu', un po' curiosi, un po' speranzosi, in generale sereni e pronti ad accogliere nuove gioie e nuove sfide. Pronti per intraprendere nuove avventure!

A tutti voi auguro un 2012 con i fiocchi, 
che esaudisca ogni vostro desiderio,
stupisca le vostre aspettative
e abbia per voi cio' che piu' desiderate!

May your 2012 be showered with lots of happiness, health and love!

Buon anno!!!
Happy New Year!!!

Monday, December 19, 2011

The best Sunday of the year

quando al termine della telefonata domenicale con la family invece che "buona settimana, ci sentiamo il weekend prossimo" dico:

"ciao mamma, ciao papa', ci vediamo giovedi'".

Questo giro dopo undici mesi.


E non vedo l'ora di essere sulla porta di casa... in verita', non vedo l'ora di sorvolare le creste delle Alpi e poi i paesini con il campanile che svetta tra i campi dalle forme asimmetriche della pianura padana. Montare sul treno e ripercorrere quel paesaggio cosi' familiare. Risalire la valle tra i filari di viti, il fiume e le colline che diventano montagne, con i castelli sulle pendici. Arrivare in stazione. Vedere i miei genitori guardarsi intorno, allungandosi sulla punta dei piedi, per individuarci. Incrociare lo sguardo e non staccarlo piu' per quei metri che ci separano. Perdersi in un abbraccio che cerca di colmare un anno di lontananza e poi correre verso casa... e apparecchiare la tavola per sette: finalmente ci siamo tutti!

Thursday, December 15, 2011

My leaveamessage notes




Sul blog, su un semaforo incastrato sopra al pulsante per chiamare il verde e tra i libri su uno scaffale in una libreria:



Sul parchimetro nella fessura per il ritiro della ricevuta di pagamento e su un rack per parcheggiare le biciclette lungo il marciapiede:

In mente avevo tanti altri messaggini da scrivere e tanti altri posti da decorare (il camerino nei malls, i tavolini di Starbucks, le fermate degli autobus, gli scaffali al supermercato) ma iniziavo a sentirmi un po' teppistella... magari li diluisco nel tempo o semplicemente li conservo per l'anno prossimo... nel frattempo... keep smiling!

You'd better watch out

You'd better not cry, 
you'd better not pout, 
I'm telling you why
Santa Claus is coming to town...

Quando questa mattina mi sono svegliata ho trovato un pacchettino con il suo bigliettino, un altro biglietto di auguri e il mio libro...

Non e' poi cosi' male quando la tua dolce meta' scappa a casa per cenare insieme e poi si rifionda al lavoro... non sai mai che sorprese possa trovare nel suo ufficio :)!
 ...e queste sorprese non fanno che rimarcare la A maiuscola di certe amicizie :)!

Wednesday, December 7, 2011

Leave a message

I miei progetti di giretto con shopping natalizio tra addobbi e lucine sono andati in fumo quando mi sono accorta che fuori semplicemente diluviava. Di fronte alle mie suppliche imploranti il cielo newyorkese non ha fatto una piega e cosi' mi sono ritrovata costretta a ripiegare in un cafe'... ed e' stata una goduria, ho fatto tutto quello che mi ero ripromessa di cancellare dalla to do list, finalmente senza stress, e poi mi sono fatta un gran giro nei blogs che seguo.

Di blog in blog sono stata rimandata tra queste pagine virtuali che mi hanno fatto tanto ridere. Ma ci tengo a segnalare questo blog soprattutto per quest'iniziativa che mi ispira tanto, che mi sembra valga un minuto di ognuno di noi e che a me...


... ha gia' regalato un sorriso semplicemente mentre leggevo le istruzioni...