Wednesday, December 14, 2011

Smile!

Ora esco e nel tragitto sparpagliero' i miei bigliettini leaveamessage per Seattle...

Prima pero' vorrei lasciarne uno virtuale per te che oggi sei passato di qua! 




Monday, December 12, 2011

Le amiche

C'e' stato un periodo in cui avevo perso la fiducia che l'amicizia come la concepisco io esistesse davvero. Poi la musica e' cambiata e senza che me ne accorgessi nella mia vita sono entrate persone che di tanto in tanto stupiscono le mie aspettative e si comportano proprio secondo il copione dei miei ideali di un tempo, forse rivisitato con la maturita' e la sicurezza che acquistiamo negli anni.
Le amiche ci sono per farti stare bene. E' la mia conclusione di oggi.

Le amiche ascoltano quello che non puo' essere raccontato a nessun altro.
Le amiche, solo annuendo nello sguardo, ti rassicurano che sei normale.
Sono la valvola di sfiato quando ribolli e non trovi pace.
Sono la tua forza quando le senti credere nelle tue parole mentre le rimetti in piedi e sussurri che tutto tornera' a posto.
Le amiche sono tante cose leggere, spensierate e divertenti. Sono complicita' e condivisione.
Quando sei cosi' lontana da casa, riescono anche ad essere la tua famiglia.
Le amiche sarebbero un post lunghissimo.
Ma per me oggi le mie amiche, quelle con la A maiuscola e che conto sulle dita di una mano sola, sono quelle amiche che ho desiderato per tanto tempo. E, oserei dire, anche meglio.

Back

Back e giorni di post- eastcoast- blues tra anonimi edifici e inquietante gente squinternata.

Back e finalmente conoscere il pargoletto della mia amica messicana. Un amore di bimbo, sorridente e pacifico, minuscolo ma con dita lunghissime. Un'espressione dolcissima, uno sguardo vispo e tenero, un pianto indifeso e una vocina loquace nei sui cooing. I nonni a mezzo metro da terra e mi incantano sempre per le manifestazioni d'affetto che hanno tra loro dopo 40 anni di matrimonio. I neogenitori con occhiaie come valigie e stralunati ma immensamente felici... e vederli con il piccolo tra le braccia mi ha commosso. E poi... mi piacciono troppo come genitori per come scherzano con il pargoletto e si prendono poco sul serio.

Back e i tramonti imperdibili che ammiri imbambolata.

Back e far partire il countdown per il prossimo viaggio che la settimana prossima, dopo undici mesi, mi riportera' in Italia. Ancora non mi sembra vero...

Buona settimana!

Dimenticavo un particolare per me importante...
Back e quest'anno scrivere a Babbo Natale i dettagli dello stetoscopio che vorrei...Tutto sembra concretizzarsi giorno dopo giorno un pochino di piu'... e se il 2012 mi riserva un successful match,  qualche mese e decollero' sui miei sogni! E fatico ancora a crederci...

Thursday, December 8, 2011

In 72 blocks

Oggi splendeva il sole ed era freddino al punto giusto per conte- 
stualizzare i mercatini di Natale e le vetrine addobbate. Mi sono alzata e sono uscita per godermi la citta' e stremarmi con 72 blocchi di andata e 72 di ritorno... ma come si fa ad essere a NY sotto le feste e inabissarsi nei sottorranei della metro??







 
I mercatini di Natale mi sono piaciuti un sacco. Soprattutto quelli in Columbus Circle. Le mie preferite la bancarella di spezie e quella di candele. Le ciotoline di spezie mi sembrano sempre tanto belle da vedere con i loro colori accesi e profumi intensi e mi affascinano, avvolte come sono nell'alone di mistero che per me e' l'Oriente. 






 
Le mensoline di candele invece mi hanno mandato in visibilio. Se avessi un lavoro, probabilmente avrei depredato il negozio e trasformato ogni candela in una scatolina bianca con un fiocco rosso da distribuire come segno di buon natale e soprattutto di augurio per un bell'anno nuovo. Che mi piace tanto di queste candele e' che a bruciare e' solo la colonna di cera centrale (ricaricabile) e cosi' il motivo decorativo e' fiocamente illuminato dall'interno ... me le immagino accese nelle prime ore in cui fa buio e si rincasa e mi fa molto home sweet home, soprattutto quelle con le fettine di frutta e i bastoncini di cannella.





E a proposito di rincasare... ieri e' stato un po' emozionante. A New York mi ospitano quello che e' stato il mio Californian roommate a Bologna e la sua futura sposina. Per un anno abbiamo condiviso, insieme all'amica che mi ha ospitato a Boston, una minuscola mansardina e dati gli spazi abbiamo condiviso davvero tutto. Ieri sera, quando sono tornata alla loro casetta, rituali del passato sono diventati parte del presente, tipo "Hey Miky, How was your day?" / il mio ex roomie ai fornelli a cucinare tofu, couscous, carote e broccoli...e penso, si', e' proprio lui... questa era la cena che cucinava quando facevamo serata movie. E poi "Good night, Miky"... Quando lo salutai sette anni fa, pensavo che quell'anno sarebbe stata una meteora, mozzafiato e come tale brevissima. Non ero sicura ci saremmo rivisti... l'America e' cosi' lontana... E invece sono proprio i miei due roommates della Corte che in queste due settimane mi hanno accolto a casa loro... proprio come ai vecchi tempi...


Nel mio giretto per NY sono andata a FAO, negozio di giocattoli stratosferico e poi sono scesa a Union Square. Ogni volta che passo per Union Square lo sguardo fa lo slalom tra i tronchi per cercare l'insegna Barnes and Nobels. Tre anni e mezzo fa Matt era a NY per lavoro. Io mi infilai con lui sull'aereo che quando NY chiama non si rifiuta cotanto invito. E cosi' un pomeriggio, sfinita da una scarpinata di perlustrazione di un nuovo quartiere, entrai in questo Barnes and Nobels e accoccolata tra gli scaffali di legno lessi attentamente l'introduzione del First Aid che spiega l'intero percorso di abilitazione oltreoceano. E in quel momento, con me stessa, feci il committment che avrei fatto il boards americano. Oggi, tre anni e mezzo dopo, sono ripassata davanti a quella libreria.. e per la prima volta il boards e' checked off e sto facendo i colloqui :).









Nel mio giretto ho imboccato 5th Avenue e anche oggi mi ha regalato tutte le emozioni che cercavo e che ogni volta mi riserva. 
...E anche oggi ho varacto l'entrata del luogo del peccato... e ho peccato ma solo con il pensiero...





















Infine ho fatto anche il mio primo blog encounter. In verita' per me il primo restera' sempre con Marica di vitaasandiego, anche se non ci siamo ancora incontrate di persona ma la sento cosi' vicina che gia' mi sembra di conoscerla e non posso che aspettarmi che quando ci vedremo le parole usciranno spontanee e sincere come fanno nelle emails. Oggi pero', dicevo, ho incontato Palbi. Una personcina piacevolissima ma e' successa una cosa che mi ha un po' turbata. Oltre al fatto che va beh, mi e' venuto spontaneo stringergli la mano e dire "Piacere Michela" benche' sapesse gia' molto di piu' che il mio nome, la cosa che mi ha sconvolto e che ho imparato e' che sto facendo troppe interivews. A forza di fare colloqui, mi sono uscite cose tipo Cosa ti ha portato negli USA? e ringrazio per non avergli chiesto What's your biggest weakness? What's your greatest accomplishment? Where do you see yourself in ten years? Tell me about yourself. Mi e' dispiaciuto constatare come le interviews, e annessa preparazione, si siano impossessate di me e abbiano creato uno scudo di formalita' tutt'attorno... e' tempo e ora di tornare a casa! Comunque, tornando al blog encounter, Palbino e' una personcina in gamba e se passate per New York il mio vivissimo consiglio e' quello di invitarlo per un caffe'. 
E questa e' la foto della tazza della mia cioccolata calda, un piccolo ricordo di questo mio primo blog encounter... poche settimane prima del primo compleanno di questo blog.










Infine due foto di Boston che mi ero scorata. 



'Notte... l'ultima sulla East Coast, almeno per questo giro! 


PS: perche' ci siano spazi chilometrici tra una foto e' un mistero per me ancora irrisolto...

Wednesday, December 7, 2011

Leave a message

I miei progetti di giretto con shopping natalizio tra addobbi e lucine sono andati in fumo quando mi sono accorta che fuori semplicemente diluviava. Di fronte alle mie suppliche imploranti il cielo newyorkese non ha fatto una piega e cosi' mi sono ritrovata costretta a ripiegare in un cafe'... ed e' stata una goduria, ho fatto tutto quello che mi ero ripromessa di cancellare dalla to do list, finalmente senza stress, e poi mi sono fatta un gran giro nei blogs che seguo.

Di blog in blog sono stata rimandata tra queste pagine virtuali che mi hanno fatto tanto ridere. Ma ci tengo a segnalare questo blog soprattutto per quest'iniziativa che mi ispira tanto, che mi sembra valga un minuto di ognuno di noi e che a me...


... ha gia' regalato un sorriso semplicemente mentre leggevo le istruzioni...



Un po' vagabonda... ma in fondo contenta nel cuore

Vagabonda e' come mi sento questa settimana.

Passo i miei giorni tra autobus e metropolitane, piattaforme e ascensori, sotto cieli diversi, circondata da etnie diverse, a raccontare i miei sogni e i miei obiettivi, ad ascoltare quello che i miei interlocutori hanno da offrire, a capire quale sia il training che mi portera' ad essere come voglio essere, a capire quale sia la citta' che permettera' sia a me che a Matt di realizzarci professionalmente senza rinunciare a ritrovarci ogni sera.

La settimana scorsa e' stata contraddistinta dall'energia e la grinta per le prime interviews, dall'entusiasmo e la tensione per questa novita'. Le interviews si susseguivano con un tempismo perfetto, in una serie di spostamenti efficientissimi. La maggior parte della settimana ero ospitata a casa di una cara amica che in questo periodo e' in Italia e mi ha lasciato il suo appartamento: era bello svegliarmi al mattino, fare il letto e riporre il pigiama piegato sotto il cuscino, aprire il frigo e trovare il gallone di latte, mettere la moka sul gas, lasciare il beauty-case sulla mensola in bagno e la valigia in camera, uscire solo con la borsetta, il tailleur e i tacchi gia' addosso, senza cambi in borsa.

Questa settimana invece e' appena iniziata e gia' mi sento miss vagabonda. Domenica sono tornata a New York con interview il lunedi fino a meta' pomeriggio, seguita da trasferimento immediato a Penn Station. Al mattino il program director mi ha sorpresa sulla soglia dell'ufficio della segretaria con tanto di trolley nella mano destra, borsetta sulla spalla destra, macchina fotografica a tracolla e nella mano sinistra una borsa con panettone e dolciumi vari (presente per chi mi avrebbe ospitato la sera). Nel pomeriggio ha assistito alla trasformazione del mio outift da applicant vestita di tutto punto a viaggiatrice in abiti comodi (che di tailleur ne ho uno solo con me e mi serve per tutte le interviews). Speriamo sia una donna dalla mente aperta...

La sera, abbastanza intimorita dalla reputazione di Baltimora, ho preso il primo taxi del viaggio. Un incubo di uomo il taxista. Ma almeno mi ha portato sana e salva a casa di una ragazza che ho conosciuto in Connecticut la settimana scorsa e che si e' offerta di ospitarmi benche' lei fosse fuori citta' per le sue di interviews e il marito fosse di turno in ospedale. La sua gentilezza e generosita' mi hanno lasciata di sale... e sono davvero grata per persone cosi'. Al mattino l'inimmaginabile. La sera prima prenoto un taxi un'ora prima dell'ora in cui comincia il colloquio. Incredibile ma vero il taxista mi bidona. Mentre le lancette dell'orologio compiono inesorabili i loro giri sul quadrante, chiamo un secondo taxi. Che mi da nuovamente buca. Ora, normalmente mi do un'ora di tempo per imprevisti vari ma a quel punto l'imprevisto slittava piu' nella categoria del ridicolo-sfigato. Basita, contatto una terza compagnia e finalmente arriva il mitico super Harry, un ingengere elettronico indiano che da qualche mese si sta reinventando una vita come taxista nelle parti piu' belle di Baltimora. Ed e' il taxista piu' cordiale e a modo che io abbia mai conosciuto. Che mi e' dispiaciuto tantissimo e' stato non avere il tempo per visitare la citta'... e il coraggio di avventurarmi da sola, con un budget limitato per long taxi rides quando la mappa della criminalita' a Baltimore relativa agli ultimi due mesi diceva cosi'

http://crimebaltimore.com/

Questa mini-avventura mi sta piacendo tanto e stancando altrettanto... e un po' mi rincuora sapere che venerdi' sera, dopo l'ultima interview prenatalizia (che a gennaio si ricomincia), c'e' un aereo che mi aspetta e che mi riportera' a casa, nel mio letto, senza vicini di casa ad attendermi con le chiavi, senza dover ingegnarmi sul come condizionare il meno possibile chi mi ospita con i miei orari e spostamenti, senza svegliarmi al mattino e dover fare mente locale di dove io sia in questo viaggio senza una vera destinazione.

Domani ho il mio day off e saremo io e New York, immerse tra le luci, gli addobbi natalizi, un po' di shopping, in un passeggiare per una citta' solo per ammirarla e farla ancora piu' mia, per inondare il cuore dell'atmosfera natalizia, di tanto calore e belle sensazioni mentre il bilancio di queste due settimane, con annessi pensieri e riflessioni, cerchera' il suo posto nella mia mente.

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Alla fine ieri l'autobus e' arrivato a NY e ho dovuto chiudere il laptop. A NY ho ritrovato il mio lettino nel tepore dell'appartamentino dalla coppia di amici che mi ospita e questa mattina, quando mi sono svegliata, un po' a casa mi sono sentita, ancora avvolta nel piumone, a guardare questo cielo bianco sporco in cui si stagliano i tetti dei palazzi rossi. E sento che, nonostante i km macinati, sono felice di essere qui, un po' vagabonda... ma in fondo contenta nel cuore.

Have a lovely, happy day!

Saturday, December 3, 2011

The most fun part

Dopo il Thanksgiving e dei bei giorni in California mi aspettava il volo San Francisco - Interview trip. Sono partita con dentro un'altalena di tensione, incertezza, curiosita' ed entusiasmo. Ad accogliermi al JFK un albero di natale (che non si vede perche' la gente non si schiodava dalla mia inquadratura iniziale) e la grande mela.

La prima interview e' servita a rompere il ghiaccio. Inutile dire che la notte prima non avevo dormito nulla, piu' per la sveglia prestissimo che per la tensione ma forse e' il contrario. Sono stata la prima candidata a presentarsi. Appena sono arrivati gli altri, la rivelazione...interviewing is the most fun part of the whole game!  E da li' e' stata una strada in discesa! Finora tutte le interviews sono state delle chiacchierate informali e rilassate e mi piace un sacco andare a fare colloqui. Ho conosciuto tanti candidati e mi ha fatto effetto la complicita' e la vicinanza che si sente dopo poche ore che ci si conosce. Probabilmente per l'essere nella stessa barca, forse per l'aver fatto le stesse scelte. E chissa' se da certi incontri sbocceranno amicizie... speriamo di si',  che e' sempre bello!

Dopo la mia prima interview non ho resistito e benche' avessi un colosso di valigia al seguito, me la sono trascinata per quaranta blocchi, sotto la pioggia, estasiata tra le decorazioni natalizie, le lucine e le canzoni di Natale di una New York come sempre incantevole.
Nel mio giretto up and down the East Coast mi sono fermata a New Haven per visitare il campus di Yale University.



Sara' che la mattina avevo fatto quella che finora e' stata la mia interview preferita (non a Yale) ed ero veramente entusiasta e carica, ma appena ho varcato il cancello del campus e mi sono avviata lungo la stradina verso il quad, tra la solennita' e il fascino di quegli edifici, ho respirato il valore dell'istruzione e del dreaming big e tutti i sacrifici fatti finora hanno trovato un senso e un valore ancora piu' immenso.



In questo viaggio non potevo non ripassare per la mia adorata Boston. Che ogni volta mi accoglie familiare, elegante ed europea e suscita dentro di me una sensazione di affetto e calore... e desiderio profondo di tornare. 



Ieri mattina, mentre all'alba mi preparavo per un altro giro, ancora assonnatissima, ho buttato l'occhio fuori dalla finestra e ho trovato questi colori nel cielo mentre l'alberello illuminato ancora risaltava nel buio tra i palazzi... questo viaggio di nuovi angoli di mondo da esplorare, nuovi volti e nuove storie da scoprire, un ventaglio di possibilita' alla ricerca della prossima casa e del prossimo step, di sogni e di realta' mi rimarra' per sempre nel cuore.


Nel pomeriggio ho incontrato Matt e ci siamo ritagliati del tempo per andare a visitare Providence e Newport. Due gioiellini nel Rhode Island.
Newport cittadina e' carina con tutte le su casette e negozietti coloratissimi sul porto ma l'asso vincente e' la Cliff Walk con l'oceano da un lato e dall'altra mansions spettacolari affacciate sull'acqua, circondate da verde, incorniciate dai colori del tramonto. Ancora piu' suggestive dal lato opposto lungo la strada per gli addobbi natalizi.

Di Providence, purtroppo, abbiamo visto pochissimo. Torneremo a visitare la citta' ma che mi ha conquistata e' ancora una volta il campus della Brown University con i suoi edifici in mattoncini rossi, il calore delle finestre accese nel buio della notte, l'atmosfera intima dei fili di luci natalizie lungo l'ingresso dei dormitori, la solennita' nel freddo pungente di una sera di quasi inverno, archi, cancelli e passaggi strettissimi che si aprono sul quad. E una sensazione di pura felicita'.


Ora vado a tirare giu' dal letto Matthew... che ci aspetta una scarpinata per Boston a scoprirla una volta ancora e lasciarci stupire da quello che ancora di questa citta' non conosciamo. 

Buon weekend a tutti!