Il weekend scorso siamo stati graziati una seconda volta e di fronte a tanta generosita' meteorologica non potevamo rimanere inerti in panciolle.
Come spesso mi accade, ci sono posts che mi nascono dentro e che se non scrivo subito si afflosciano nella mente e poi, davanti al laptop, non riesco piu' a far rivivere e a dar loro una forma. Posso solo dire che e' stato un weekend ricco di emozioni. Ma non emozioni forti. Emozioni delicate, che ti sfiorano il cuore e che ti devi fermare un attimo per poter percepire in tutta la loro semplice grandezza.
E' stato un weekend in cui mi sono sentita grata per aver avuto la possibilita' di vivere quest'esperienza. Grata per esser partita comunque anche quando dopo l'esame di clinica medica ero andata in crisi e volevo solo rimanere in Italia ed iniziare la specialita' per prendermi cura dei miei pazienti. Grata per essermi imbattuta nella grande sfida di trapiantare la mia vita in una citta' che proprio non mi attraeva ed imparare ad apprezzare e trovare il lato positivo in un nuovo sconosciuto e poco invitante.
E mentre a cena ammiravo la citta' in lontananza sono stata felice di averle dato una chance (tante chances a dire il vero) e di essermi ripetuta che doveva pur esserci un motivo se persone che stimo e con cui sento una certa affinita' amano tanto questo posto.
Ma tornando al we, approdati sulla piccola Blake Island, un cerchietto boscoso di neanche 2 km2 , siamo andati ad acquistare il permesso e sul verde, tra i tavoli da picnic, c'erano cerbiatti che, per nulla intimoriti, brucavano l'erba, alzando di tanto in tanto lo sguardo sugli osservatori stupiti per poi richinarsi sul prato e proseguire il loro pasto.
Qui e la' anche orsetti lavatori e animali simili, che pero' non conosco, in perfetta armonia. E questo spettacolo bucolico a solo poche miglia da Seattle
La cena l'abbiamo fatta sulla spiaggia con vista su Seattle. E mi sono sentita davvero privilegiata per essere li' ed essere li' in quel momento. Gli ultimi raggi di sole facevano scintillare l'acqua mentre i grattacieli dello skyline di Seattle, in lontanaza, si velavano di una sfumatura rosata e luccicante. I gabbiani si destreggiavano in un volo armonioso sopra le colline boscose emettendo striduli garriti che con il cinguettio di fondo di tanti piccoli uccellini imprimevano una melodia sullo sciabordio delle onde. E tutta questa voce della natura sembrava incredibilmente ovattata in un silenzio immacolato. Al punto che mi sentivo in colpa a parlare con Matthew ed interrompere quella quiete tanto animata ma nella quale la mia voce stonava, completamente fuori posto.
Felici di dormire incastrati in una minuscola cabina, sballottati ogni volta che il resto del gruppo passava dalle altre barche, attraccate alla nostra, al molo.
Infine sulla battigia, in un tratto di spiaggia pulitissimo dove non c'erano ne' sassi ne' conchiglie ne' alghe, ci siamo imbattuti in questo piccolo tesoro. Inizialmente ero dispiaciuta che ci fossero quei due buchini e mancasse un po' di quella crestina. Ma rigirandolo tra le mani... ho deciso che i pezzi mancanti sono la testimonianza del lungo viaggio che questa conchiglia ha fatto prima di insabbiarsi parzialmente davanti ai nostri piedi... ed e' diventata il nostro portafortuna ufficiale per il viaggio che stiamo per intraprendere!










