Career planning for residents and fellows e' il titolo di un panel a cui sono stata oggi.
Di consigli sul career planning ne ho sentiti pochi. Solo alla fine, una domanda.
E' stata un'ora in cui una neo-specializzata, due medici di base che insegnano all'universita' e quattro direttori di specialita' hanno condiviso la loro storia.
Di fronte a certe domande li ho visti abbozzare un sorriso, guardarsi dentro per poi rispondere ascoltando il cuore. Di umanita', passione e dedizione ne e' trapelata tanta. Uno specializzando nel pubblico alla fine ha ringraziato per quanto inspiring siano stati. Io sono uscita con le lacrime agli occhi.
The best part of your job? A patient saying "thank you".
Quello che sogno di sentire io un giorno.
Da sempre.
Wednesday, January 19, 2011
Struggling for your dreams
Ecco, oggi inizio una serie di posts che avrei tanto desiderato trovare io l'anno scorso. Noiosissimi per la maggior parte spero possano tornare utili a quello studente/neolaureato in medicina che forse passera' di qua.
Caro studente di medicina che stai prendendo in considerazione di specializzarti negli Stati Uniti, ecco per te a grandi linee il percorso che ti aspetta:
Ora, ritornando all'inizio di quest'avventura, il primo passo e', come detto, ottenere la certification dalla Educational Commission For Foreign Medical Graduates (ECFMG). Questa certification riconosce il percorso di studi presso l'universita' di medicina italiana e permette di accedere (o comunque fare domanda) alle scuole di specialita' americane.
La certification, abbiamo detto, viene ottenuta tramite:
1. la verifica da parte dell'ECFMG dei credentials. I credentials richiesti sono elencati in dettaglio nell'opuscolo informativo dell'ECFMG, in cui tra il resto e' racchiuso tutto quello che c'e' da sapere sullo USMLE. E' un po' lungo ma benfatto e molto chiaro nella descrizione dell'intero procedimento, passo per passo, dei tempi, dei requisiti etc.
2. il superamento dell'esame di stato americano di medicina e chirurgia ossia lo United States Medical Licensing Examination (USMLE), che si compone di tre parti: Step 1, Step 2 Clinical Knowledge (Step2 CK) e Step 2 Clinical Skills (Step2 CS).
Step 1 copre la parte pre-clinica del corso di studi, Step 2 CK la parte clinica. Entrambi sono esami a scelta multipla, a tempo, vengono sostenuti al computer e vengono offerti dai centri della Prometric che ha sedi sia negli Stati Uniti che nel resto del mondo.
Step 2 CS invece e' un esame pratico e viene offerto solamete nei centri della Clinical Skills Evaluation Collaboration (CSEC) che si trovano ad Atlanta, Chicago, Houston, Los Angeles, Philadelphia. Non e' possibile sostenerlo in nessun'altra citta' e men che meno continente. Quindi, in poche parole, potete sostenere i primi due in Europa mentre per il CS dovete volare qui.
Infine, una nota sullo Step2 CS. Da un po' di anni il TOFEL non viene piu' richiesto. La conoscenza dell'inglese viene valutata durante lo Step2 CS in cui praticamente lo studente gioca a fare il dottore con persone che si fingono pazienti mentre esaminatori osservano le scenette e giudicano la conoscenza dell'inglese (e non solo).
Per ora mi fermo qui con la descrizione dello USMLE. Vorrei solo aggiungere due precisazioni.
Io sono nel mezzo della certification e di conseguenza ci sono aspetti, soprattutto relativi ai passi successivi, che potrebbero essere imprecisi.
Secondo, il boards (con cui viene indicato a volte lo USMLE, in particolare Step1) e' noto per incutere timore in chi lo deve sostenere. Soprattutto negli IMG (international medical graduate). Nelle mie ricerche online sono incappata in forum dove il panico regnava sovrano (e quando succede il mio consiglio e' di chiudere la finestrella e basta). Non lo nego: ci vuole tanta determinazione, tanta forza di volonta' e anche un pizzico di energia per riprendersi da inevitabili momenti di scoraggiamento.
Pero' questi posts non sono qui per spaventare o demoralizzare ma per condividere la mia esperienza e affrontare il board come una volta mi disse il mio prof americano: A comes first. B comes after A. C comes after B. O qualcosa del genere. Per dire che spezzettando questo sogno in tanti piccoli obiettivi piano piano si avverera'!
E questa foto la posto qui perche' e' un pensiero che mi ricorda il mio Step1... perche' possa portare tanta fortuna a te, futuro medico, e a te lettore che stai... struggling for your dreams!
Caro studente di medicina che stai prendendo in considerazione di specializzarti negli Stati Uniti, ecco per te a grandi linee il percorso che ti aspetta:
- Primo passo: ottenere il riconoscimento della laurea italiana da parte del sistema americano, ossia ottenere la certification dall' ECFMG. Lo farai:
- Presentando un malloppino di documenti (credentials) all'ECFMG
- Superando le tre parti dell'esame di stato americano di medicina e chirurgia (USMLE)
- A settembre inizierai a mandare le domande di ammissione (application season) alle scuole di specialita' di tuo interesse attraverso un sistema computerizzato chiamato ERAS
- Ottobre-novembre-dicembre sono i mesi dei colloqui (interview season)
- A fine febbraio dell'anno successivo i candidati e le scuole di specialita' esprimeranno le proprie prefereze. Il computer le abbinera' in una graduatoria finale.
- Verso la meta' di marzo ci sara' il famoso match in cui verra' reso noto l'esito di questo abbinamento computerizzato.
- Non tutti i partecipanti al match vedranno le scuole da loro scelte ricambiare la preferenza. E viceversa. Per questi casi spaiati c'e' lo scramble in cui i partecipanti che non hanno un ospedale come controparte contattano gli ospedali con posizioni vacanti indipendentemente (ossia non attraverso la ERAS) per fissare un colloquio dell'ultimo minuto.
- I partecipanti che avranno ottenuto un posto in specialita' attraverso il match o attraverso lo scramble inizieranno la specializzazione (residency) a luglio.
- Congratulations!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Ora, ritornando all'inizio di quest'avventura, il primo passo e', come detto, ottenere la certification dalla Educational Commission For Foreign Medical Graduates (ECFMG). Questa certification riconosce il percorso di studi presso l'universita' di medicina italiana e permette di accedere (o comunque fare domanda) alle scuole di specialita' americane.
La certification, abbiamo detto, viene ottenuta tramite:
1. la verifica da parte dell'ECFMG dei credentials. I credentials richiesti sono elencati in dettaglio nell'opuscolo informativo dell'ECFMG, in cui tra il resto e' racchiuso tutto quello che c'e' da sapere sullo USMLE. E' un po' lungo ma benfatto e molto chiaro nella descrizione dell'intero procedimento, passo per passo, dei tempi, dei requisiti etc.
2. il superamento dell'esame di stato americano di medicina e chirurgia ossia lo United States Medical Licensing Examination (USMLE), che si compone di tre parti: Step 1, Step 2 Clinical Knowledge (Step2 CK) e Step 2 Clinical Skills (Step2 CS).
Step 1 copre la parte pre-clinica del corso di studi, Step 2 CK la parte clinica. Entrambi sono esami a scelta multipla, a tempo, vengono sostenuti al computer e vengono offerti dai centri della Prometric che ha sedi sia negli Stati Uniti che nel resto del mondo.
Step 2 CS invece e' un esame pratico e viene offerto solamete nei centri della Clinical Skills Evaluation Collaboration (CSEC) che si trovano ad Atlanta, Chicago, Houston, Los Angeles, Philadelphia. Non e' possibile sostenerlo in nessun'altra citta' e men che meno continente. Quindi, in poche parole, potete sostenere i primi due in Europa mentre per il CS dovete volare qui.
Infine, una nota sullo Step2 CS. Da un po' di anni il TOFEL non viene piu' richiesto. La conoscenza dell'inglese viene valutata durante lo Step2 CS in cui praticamente lo studente gioca a fare il dottore con persone che si fingono pazienti mentre esaminatori osservano le scenette e giudicano la conoscenza dell'inglese (e non solo).
Per ora mi fermo qui con la descrizione dello USMLE. Vorrei solo aggiungere due precisazioni.
Io sono nel mezzo della certification e di conseguenza ci sono aspetti, soprattutto relativi ai passi successivi, che potrebbero essere imprecisi.
Secondo, il boards (con cui viene indicato a volte lo USMLE, in particolare Step1) e' noto per incutere timore in chi lo deve sostenere. Soprattutto negli IMG (international medical graduate). Nelle mie ricerche online sono incappata in forum dove il panico regnava sovrano (e quando succede il mio consiglio e' di chiudere la finestrella e basta). Non lo nego: ci vuole tanta determinazione, tanta forza di volonta' e anche un pizzico di energia per riprendersi da inevitabili momenti di scoraggiamento.
Pero' questi posts non sono qui per spaventare o demoralizzare ma per condividere la mia esperienza e affrontare il board come una volta mi disse il mio prof americano: A comes first. B comes after A. C comes after B. O qualcosa del genere. Per dire che spezzettando questo sogno in tanti piccoli obiettivi piano piano si avverera'!
Tuesday, January 18, 2011
La petite casserole
...si tratta di una petite casserole. Che e' un bel pensierino ed e' pure graziosa a vedersi. Ma la petite casserole ha un diamentro di 9 cm e non e' resistente al calore. Oltre alla funzione di soprammobile, l'uso piu' sensato a cui sono riuscita a pensare e' quello di formaggiera. Ogni vostra idea e' benaccetta. La petite casserole non ha la fessura laterale per il cucchiaino.
Siccome siamo molto contenti del pentolame ricevuto, mi sento in dovere di aggiungere che questa petite casserole era un omaggio per ringraziarci per aver inserito i pezzi nella lista nozze. In segno di riconoscenza per quelli acquistati abbiamo ricevuto questa casseruola a lato che invece non e' in miniatura, resiste al calore e sforna tutto a forma di cuore!
Sunday, January 16, 2011
Uncanny connections
C'era un tempo in cui io e il mio novello sposo lavoravamo sodo in settimana e trascorrevamo i weekend esplorando il WA state. Ad attenderci nel finesettimana c'erano spesso panorami luccicanti sotto la luce del sole e incorniciati da un cielo blu.
E il 2011 inizia cosi'. MLK Jr. birthday weekend:
Ora, dopo questo post inutile che denota la mia scarsa voglia di tornare alla scrivania, mi sa che i miei libri non mi lasciano piu' scampo. Ma a chiunque passi di qua...uno splendido long weekend!
Friday, January 14, 2011
Aquiloni
Ispirata dai commenti. Non troppo convinta che sia saggio postarlo.
Ho smesso di farmi accompagnare in aeroporto perche' era una pena infinita. Iniziavo a piangere quando vedevo i miei fratelli salutarmi dalla finestra di casa, sbracciandosi finche' la macchina non svoltava la curva. Mi ricomponevo per quelle tre ore di macchina e poi davanti al metal detector ero un fiume in piena. Vedere i miei genitori sorridermi, abbracciarmi e risorridermi, nel mio stesso tentativo di rassicurarci a vicenda che va bene cosi', che c'e' skype, che c'e' tanto amore, sempre, imprescindibile, inscalfibile dalla distanza.
Sensi di colpa infiniti, forse ancora irrisolti, alimentati dal fatto che nessuno nella mia famiglia mi ha mai fatto pesare la scelta di andare a vivere lontana. "A noi basta sapere che tu sei felice". Ecco, pensavo fosse una frase fatta. Invece e' l'amore piu' disarmante che io abbia mai conosciuto.
Non solo perche' me lo dicono a voce. Ma perche' me lo dimostrano nei fatti.
Non solo perche' me lo dicono a voce. Ma perche' me lo dimostrano nei fatti.
C'e' una poesia che non conoscevo e che ho scoperto su questo blog. Mi e' piaciuta moltissimo. E la copio qui:
I figli sono come gli aquiloni, passi la vita a cercare di farli alzare da terra. Corri e corri con loro fino a restare tutti e due senza fiato… Come gli aquiloni, essi finiscono a terra… e tu rappezzi e conforti, aggiusti e insegni. Li vedi sollevarsi nel vento e li rassicuri che presto impareranno a volare. Infine sono in aria: gli ci vuole più spago e tu seguiti a darne. E a ogni metro di corda che sfugge dalla tua mano il cuore ti si riempie di gioia e di tristezza insieme.Giorno dopo giorno l’aquilone si allontana sempre più e tu senti che non passerà molto tempo prima che quella bella creatura spezzi il filo che vi unisce e si innalzi, come è giusto che sia, libera e sola. Allora soltanto saprai di avere assolto il tuo compito. (Erna Bombeck)
Eccoci qui. Aquiloni. Tutti.
E i nonni e i genitori, a terra, ci guardano conquistarci il nostro posto nel mondo. I nostri sogni.
E i nonni e i genitori, a terra, ci guardano conquistarci il nostro posto nel mondo. I nostri sogni.
C'e' tanta distanza. Ma questa esperienza, ovunque noi siamo, ci offre un'opportunita' per crescere, per arricchirci, per confrontarci, per diventare persone migliori. E nel momento in cui accettiamo la distanza, beh, possiamo comunque ancora fare del nostro meglio per minimizzarla.
Non ho un figlio pertanto ora potrei solo esprimere congetture su cosa sia l'amore materno. Quindi mi limito a dire questo. Io spero con tutto il cuore di essere un giorno un genitore come i miei genitori lo sono stati per me. Di poter guidare i miei figli, quando avranno bisogno. Di essere una brava mamma nel lasciarli poi spiccare il volo, guardarli partire, con il sorriso sul volto e l'amore nel cuore che asciuga quella piccola lacrima, silenziosa, inevitabile.
Spero di invitarli a vivere la vita, con la stessa fiducia, lo stesso entusiasmo e lo stesso amore che i miei genitori hanno avuto per me.
Tempo fa la mia piu cara amica oltreoceano mi ha scritto questo. Anche lei e' europea. Anche lei vive oltreoceano.
Tempo fa la mia piu cara amica oltreoceano mi ha scritto questo. Anche lei e' europea. Anche lei vive oltreoceano.
I can tell that you love your parents and siblings very much and from what I saw at your wedding I know that also they love you to death. And yet they are ok with you moving across the ocean for a man. That is so generous and selfless of them and so reminds me of my parents and my relationship with them.
I hope that one day I will be able to do the same for my children and have faith and confidence in them and their decisions.
Ecco, quell'ultima frase per me e' un tesoro. E anche la mia amica.
I hope that one day I will be able to do the same for my children and have faith and confidence in them and their decisions.
Ecco, quell'ultima frase per me e' un tesoro. E anche la mia amica.
E domani... tante belle foto e post spensierati!
Thursday, January 13, 2011
Ricordi
Mentre correvo dopo una notte di pioggia, in un'area del parco ho sentito un profumo particolare impregnare l'aria. Era uno dei profumi della mia infanzia: il profumo del sottobosco! Immediatamente una carrellata di ricordi e' affiorarata alla mia mente. I ricordi di quando ero bambina e andavo-a-passeggio-con-il-nonno.
Il mio Nonno pazientemente intagliava con il temperino rosso il mio nome e quello dei miei fratelli in rami di nocciolo. Poi ciascuno di noi "spellava" (cosi' dicevamo!) la parte con il nome dal proprio ramo e fieri lo usavamo come bastone. Nel bosco il Nonno ci insegnava dove cercare i funghi. Come riconoscerli ed eventualmente raccoglierli. I piu' ambiti erano i porcini, che chiamavamo brise. Ogni tanto raccoglievamo anche qualche mazza tamburo. La portavamo a casa e la mettevamo in un vasetto d'acqua dove poi si sarebbe aperta. Lungo il sentiero invece raccoglievamo le fragoline di bosco, i lamponi e i miritilli. E finferli a volonta'. Quando dal bosco si apriva un prato, era la volta dei fiori per fare il-mazzolino-da-portare-alla-nonna. Il mio Nonno intonava i canti e ci insegnava come riconoscere le conifere dal tipo di ago. Il mio Nonno mi ha insegnato a leggere e scrivere, ad andare in bicicletta, a suonare il pianoforte, a giocare a briscola e a dama, a fare le parole crociate tenendomi sulle ginocchia, a scattare la mia prima fotografia. Ha ascoltato poesie e tabelline. Mi portava a vedere le trincee della prima guerra mondiale e come le api fanno il miele. Mi raccontava la storia dei tre porcellini. E tante altre cose ancora.
Ecco, io spero che anche i mie figli un giorno, nonostante la distanza, possano trascorrere la magia di quei momenti con i loro nonni, imparare dalla loro saggezza, creare lo stesso affiatamento, crescere con la stessa complicita', godere di quell'affetto profondo e sconfinato che un nonno ha per te.
Il mio Nonno pazientemente intagliava con il temperino rosso il mio nome e quello dei miei fratelli in rami di nocciolo. Poi ciascuno di noi "spellava" (cosi' dicevamo!) la parte con il nome dal proprio ramo e fieri lo usavamo come bastone. Nel bosco il Nonno ci insegnava dove cercare i funghi. Come riconoscerli ed eventualmente raccoglierli. I piu' ambiti erano i porcini, che chiamavamo brise. Ogni tanto raccoglievamo anche qualche mazza tamburo. La portavamo a casa e la mettevamo in un vasetto d'acqua dove poi si sarebbe aperta. Lungo il sentiero invece raccoglievamo le fragoline di bosco, i lamponi e i miritilli. E finferli a volonta'. Quando dal bosco si apriva un prato, era la volta dei fiori per fare il-mazzolino-da-portare-alla-nonna. Il mio Nonno intonava i canti e ci insegnava come riconoscere le conifere dal tipo di ago. Il mio Nonno mi ha insegnato a leggere e scrivere, ad andare in bicicletta, a suonare il pianoforte, a giocare a briscola e a dama, a fare le parole crociate tenendomi sulle ginocchia, a scattare la mia prima fotografia. Ha ascoltato poesie e tabelline. Mi portava a vedere le trincee della prima guerra mondiale e come le api fanno il miele. Mi raccontava la storia dei tre porcellini. E tante altre cose ancora.
Ecco, io spero che anche i mie figli un giorno, nonostante la distanza, possano trascorrere la magia di quei momenti con i loro nonni, imparare dalla loro saggezza, creare lo stesso affiatamento, crescere con la stessa complicita', godere di quell'affetto profondo e sconfinato che un nonno ha per te.
Tuesday, January 11, 2011
Never say never
La prima volta che vidi tanta costanza pensai che certi runners fossero un po' fanatici.
Ieri, cinque anni dopo, a correre sulla neve (seppur con una visibilita' decisamente superiore) ero io...
... l'americanizzazione e' in agguato!
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