Monday, September 2, 2013

A te che hai risposto alla mia carezza con un sorriso, che mi hai dato la gioia di sapere che per un attimo fuggente sono riuscita ad accarezzarti anche il cuore, a te che hai una mamma alla quale tra poco staccheranno i tubi che ancora la tengono qui per te, perche' tu la possa vedere, perche' tu la possa toccare, perche' tu la possa stringere ancora una volta, a te che non so cosa tu stia provando, soltanto immaginarlo mi sconquassa l'anima, mi fa male e mi spegne dentro...
... ti auguro solamente che d'ora in poi la vita sia buona e generosa per il resto dei tuoi giorni. 

Saturday, August 31, 2013

A jealous mistress

La long-call nell'unita' coronarica/di terapia intensiva e' un po' come la scatola di cioccolatini di Forrest Gump - non sai mai quello che ti capita.

A me e' capitata una giovane signora senza nessun problema di salute. La mattina si e' presentata al pronto soccorso con un mal di testa. Il work up non ha svelato nessun'anormalita'. Il mal di testa si e' risolto con un antidolorifico. E' stata dimessa con un follow up appointment. Nel pomeriggio il mal di testa e' tornato. Si e' messa sul letto a riposare. Poi il collasso, la chiamata al 118, l'arresto cardiaco, il polso che ritorna, l'arrivo in pronto soccorso, perde il polso una seconda volta, di nuovo le compressioni toraciche e il resto del protocollo, il polso ritorna e questa volta rimane. Arriva da me. Mentre la sistemano, incontro nella sala d'attesa la sua famiglia, suo marito, sua figlia, che mi fa subito una tenerezza infinita, suo figlio, entrambi adolescenti, in apprensione, cari. Parlo con la famiglia, mi faccio raccontare la storia. Prima di lasciarli, accarezzo sul braccio la figlia e apprezzo il suo primo sorriso. Premo il pulsante sul muro e le porte si chiudono dietro di me. Apro la cartella clinica aspettandomi un infarto sull'elettrocardiogramma ma il suo elettrocardiogramma e' normale. Poi un turbine di informazioni si abbatte sulla mia ultima notte in unita', incluso il reading della TAC. Ha un'emorragia cerebrale. In un lampo arriva il neurochirurgo, probabilmente pensando di portarla in sala operatoria. La esaminiamo insieme. E' il mio primo esame neurologico senza alcun riflesso primitivo. Il suo volto sbianca. Probabilmente il mio fa altrettanto. Il gelo ci pietrifica e in quell'immobilita' il nostro sguardo si incrocia e vibra a lungo, intensissimo. Il sangue ha gia' spinto parte del cervello fuori dalla scatola cranica. La mia prima diagnosi di morte cerebrale.

Finisco la notte trascinandomi dietro un'anima paralizzata ed inerme, cercando di ignorare tutte le mie riflessioni. Chiamo l'agenzia per la donazione degli organi. Durante il giro al mattino vedo il marito attraversare l'unita' con la testa ciondolante tra le spalle ricurve. Lui che la notte mi aveva detto "Do your best, please... she is a good girl".

Il mattino precedente il mio attending, che ha i suoi anni e un'umanita' strepitosa, ci aveva raccontato di non riuscire proprio ad andare in pensione perche' medicine is a jealous mistress.

Lo e'. Ti coinvolge. Ti stravolge. Ti riempie l'anima di gioia con ogni lieto fine, ti sorprende con gli affascinanti meccanismi che coordinano le funzioni del nostro corpo, che sembra solo la custodia delle nostre emozioni e dei nostri pensieri, il mezzo che ci permette di realizzare i nostri hobby e programmi della quotidianita'. E invece e' un raffinatissimo prodotto della natura, progettato secondo i principi della fisica e della chimica, in un equilibrio che ha un ampio margine di errore e recupero ma anche un precario punto di non ritorno. La medicina e' studiare a fondo questi meccanismi, individuare i fattori che allontano l'organismo da questo equilibrio cosi' perfetto e sfruttare i meccanismi di compenso per ripristinare quell'equilibrio, quel sorriso, quella vita. Ma a quanto pare e' anche accettare che a volte la fatalita' irrompe in quest'equilibrio. E lo fa con una velocita' che non lascia nessuno spazio di recupero e lascia soltanto il vuoto in cui le riflessioni cercano un appiglio, le domande cercano risposte, la vita guarisce il dolore e le ferite.

Stanotte, del tutto incapace di riaddormentarmi, pensavo proprio a questo. Pensavo che la morte e' molto spesso un atto di vita che arriva al compimento di un lungo percorso. Altre volte pero' arriva prematura e scardina tutti i progetti di vita, detona una bomba di dolore e strazio che dicono solo il tempo sappia guarire. Il tempo ma, in fondo, se la vita non sapesse essere cosi' pregna e meravigliosa, forse nemmeno il tempo basterebbe. Se la vita non sapesse regalarci quell'intensita' di emozioni struggenti e totalizzanti, inondarci di gioie e sentimenti piu' grandi di noi, probabilmente non riusciremmo mai ad alzarci di nuovo, a rimarginare gli squarci ed avere il coraggio di credere, amare e sognare di nuovo, a ricominciare a fidarci del presente, camminare verso il futuro e seppellire il passato nella serenita'. In un anno di specialita' mi sono rassegnata al fatto che chiedersi i perche' e cercare di spiegare le tragedie e le miserie umane e' e sara' per sempre una grandissima, irrisolvibile perdita di tempo. Invece, la vera risposta e' continuare ad apprezzare ed essere riconoscenti per la mancanza di vere imperfezioni nella nostra vita, scrollarsi rapidamente di dosso una luna storta e non ignorare mai che essere felici e' puramente una scelta, un'attitudine, il nostro sguardo sul mondo.

Perche' a certe persone non sia dato di far conoscere un compagno di vita o un figlio a chi ci ha dato la vita e ci ha amati piu' di qualsiasi altra cosa e come nessun altro, restera' per sempre incomprensibile. Sono pero' grata all'uomo che ho vicino che quando valutavamo se valesse o meno la pena andare in Lussemburgo per un weekend per un matrimonio e con l'occasione per una cena con i miei,  mi ha detto i soldi servono per costruire ricordi.
In fondo il tempo serve per costruire ricordi.
La vita stessa non e' altro che un continuo costruire ricordi.
Ricordi che narrano la nostra storia.
Ricordi che come un inconsapevole meccanismo di difesa costruiscono un album e un appiglio a cui aggrapparsi quando una morte prematura ha la meglio sulla vita.

Friday, March 15, 2013

March 15th, 2013

... un anno esatto dal giorno in cui, con il fiato sospeso e il batticuore, attendevo l'esito del match...

Un anno stra-ricco di emozioni, di storie che si sono intrecciate con la mia, di difficolta' e di soddisfazioni che instancabilmente si sono date il cambio notte e giorno, di tante prime volte che ancora non posso credere quanto ho imparato in cosi' poco tempo.

Un  anno emotivamente importante, in cui ho toccato con mano la vita e la morte. Non sapevo nemmeno cosa fosse la morte. Poi un giorno mi ha portato via, senza preavviso, un paziente. E ho sofferto tanto.

Un anno in cui sono cresciuta, credo di avere acquisito una consapevolezza della vita che non e' mai abbastanza ma e' molto piu' grande, piu' cruda e piu' concreta di quella che avevo il primo giorno che mi sono infilata il camice.

Un anno indimenticabile per tutti i momenti d'oro che i miei pazienti mi hanno saputo regalare. Loro che sono la ricchezza piu' grande, il motivo di gioia piu' inesauribile che io possa trovare nel mio lavoro, la fonte di energia che mi permette di funzionare anche alla fine di una giornata altrimenti troppo lunga. Loro che imprimono ricordi memorabili nel cuore e che ogni giorno dimostrano la grandezza dello spirito umano con le loro storie, la loro fiducia, i loro successi e i loro drammi, e anche con quelle loro domande a cui non so rispondere a parole ma che mi limito a consolare in un abbraccio stretto, caldo e sincero. I miei pazienti che diventano ogni giorno parte di me. Mi sono sempre chiesta come i medici di base potessero ricordarsi la storia di ogni paziente. Ora ho la risposta. E' come nell'amicizia. Non si e' mai sentito che uno abbia troppi amici per ricordarsi la storia di tutti. E' un po' la stessa cosa. E, a pensarci bene, forse, le conversazioni piu' profonde e significative che ho avuto finora sono state con i miei pazienti piu' che con i miei colleghi. 

E poi c'e' una cosa che non smette mai "to make my day". Quando al mattino faccio il mio giro, chiedo a un paziente come sta e lui mi risponde "Fine, thanks. And you, doc?". E con quel "And you, doc?" inizio sempre il giorno con una marcia in piu'!

Wednesday, March 13, 2013

Cold feet

Lavoro 80 ore alla settimana.

Quando lavoro a tempo pieno, tutto e' perfetto e sono felice.

Poi ci sono i mesi piu' leggeri come questo, durante i quali, quando mi sfilo il camice, mi sfilo anche la gioia che ho dentro e constato quanto fragile e ancora da costruire sia la mia vita a NY. 

Quanto mi manchino gli affetti di cui ho fatto tesoro nel corso degli anni.

Le email in arrivo mi fanno sentire che le parole senza un volto, senza un tocco, non colmano ma alimentano una mancanza.

Mi cade involontariamente l'occhio sul prezzo che devo pagare per la realizzazione dei miei sogni.

E la forza che ho costruito dentro di me negli anni si sgretola. 

Rimango sola con l'incertezza che questa scelta (non) sia fattibile nella lunga scadenza. 

Con il pensiero che diviene sempre piu' consapevolezza che forse la famiglia e l'amicizia sono molto piu' grandi e necessari di qualsiasi altro sogno.

Saturday, February 2, 2013

All over again.

Amo tutto quello che accompagna trasferirsi in una nuova citta': passeggiare con una mappa in mano e lentamente sostituire tutte quelle forme geometriche disegnate con la bellezza dei palazzi e delle strade, emozionarsi davanti ad angoli e scorci che annunciano che anche il nuovo posto puo' diventare casa. Amo fare mille fotografie per poi confrontarle e rivedere la stessa citta' attraverso gli occhi del tempo e del cambiamento perennemente in atto durante questi nuovi inizi. Amo curiosare tra abitudini e stili di vita e fare tesoro di quelli che apprezzo. Soprattutto, amo sentirmi parte di una nuova avventura, lasciare un presente stabile e solido scivolare via alle spalle e cedere la scena ad una quotidanita' tutta da ricreare.

In tutto questo all over again pero' regolarmente mi pesa l'assenza di un numero di telefono nel cellulare da chiamare per prendere un caffe', per scaldarsi il cuore con chiacchiere che affondano in occhi familiari. Mi manca trascorrere del tempo in compagnia di nuove persone e poi tornare a casa piu' felice riconoscendo nel cuore quell'emozione che ti sussurra che forse si', una nuova amicizia sta nascendo.

Qui ho conosciuto tantissime persone. Insieme trascorriamo momenti piacevoli e divertenti. Sto bene. Rido. Torno a casa serena. Ma mi manca sentire la scintilla che scocca, la scintilla che ti annuncia che state andando oltre, piu' in profondita', che vi state scambiando la fiducia, che state aprendo la vostra vulnerabilita'.
Di certo la spiegazione piu' realistica e' che ciascuno di noi lavora una media di 14-15 ore al giorno 6 giorni su 7, per cui rimane ben poco tempo per investire in tutto il resto. E quando c'e' il tempo, manca proprio l'energia e lo si dedica agli affetti piu' cari. Pero' a volte mi sento proprio impaziente.
Tutti dicono che durante la residency costruisci le amicizie che durano una vita.
Spero sia cosi' anche per noi.

E intanto questa sera vengono a cena due nuovi amici di Matthew.

... I'm holding my breath...