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Sunday, December 7, 2014

Epilogo

Pookelina e' nato con l'idea di ricambiare la compagnia di alcuni bloggers che con la loro simpatia e profondita' mi richiamavano quotidianamente tra le loro pagine. Inizialmente pensavo avrei scritto della mia vita a Seattle. Nel tempo, queste pagine sono diventate anche la storia di un sogno.

E' un sogno antico quanto i miei primi ricordi, quando la sera vedevo il mio papa' rientrare a casa felice e gratificato dal suo lavoro. La sua passione era inesauribile e palpabile e faceva scintillare ancora di piu' la grandezza e nobilta' del suo animo. La sua grande umilta'.
Fin da piccolina ho sentito di essere animata dalla stessa grande passione ed e' uno dei doni piu' grandi che io potessi ereditare. Sono cresciuta sognando che da grande mi sarei presa cura della mia passione. Sono cresciuta sognando che da grande mi sarei presa cura delle persone.

Non ricordo se fosse il 2004 o il 2005. Ma ricordo quel pomeriggio come uno tra i piu' preziosi della mia vita. Quel pomeriggio, nelle aule della vecchia clinica medica di Bologna, ho trovato me stessa. Ho trovato finalmente la mia strada. A mia insaputa.
Un professore ci raccontava la storia della arteriosclerosi ed io, frase dopo frase, passaggio dopo passaggio, freccia dopo freccia, ero incantata dalla patofisiologia di quella storia e dalla padronanza con cui questo brillante professore ce la raccontava. Proprio come piace a me: ogni malattia non e' una serie mnemonica di sintomi ma la storia di qualche meccanismo che e' andato storto. Mi ero chiesta tante volte con chi avrei scritto la tesi di laurea e pensarci in astratto non era mai stato produttivo. Durante quella lezione ho sentito il tanto sospirato click. E il sogno che avevo cullato fin da bambina ha cominciato a battere tra le mie mani, a battere le sue ali e a prepararsi a guidare le redini della mia storia.

Di per se' sono molto timida e tendo a trovare mille scuse "per non". Quel pomeriggio non ho avuto modo di inventare una delle tante scuse che gia' bussavo alla porta di questo professore. Abbiamo parlato forse una mezz'oretta, forse piu' a lungo. Ricordo una grande sintonia. Sintonia di pensiero e obiettivi. Da quella sintonia e' nato un entusiasmo. E da quell'entusiasmo un progetto. Un viaggio. Quel pomeriggio e' nato il mio viaggio. Il viaggio dentro di me. Il viaggio a bordo del mio sogno.

Ricordo il saluto in aeroporto. Io con valigie e progetti piu' grandi di me. Io che salutavo la mia famiglia senza bene sapere cosa stesse per succedere. Sapevo che avevo un biglietto aereo. Sapevo che avrei sorvolato l'oceano per ore. Sapevo che sarei atterrata in America. Ma poi? Non sapevo cosa sarebbe successo. Sapevo solo che il mio migliore amico di allora mi aveva detto che lui in America non sarebbe mai potuto vivere perche' a lui la societa' americana non piaceva. E quella era la spiegazione, nessun'altra ragione piu' specifica. Solo un "Vedrai". Io cercavo di immaginarmi come un intero paese potesse non piacere. Sfidavo la mia immaginazione con la mia ingenuita'. Ero intimorita e fiduciosa allo stesso tempo. Ero titubante e carica per questa nuova avventura. Ero pronta a lasciarmi sfidare e sorprendere dalla vita.

Una volta oltreoceano la prima cosa che mi colpi' furono le bandiere: bandiere a stelle e strisce ovunque, sui porch, sui tetti, sui balconi, nei giardini di ogni casetta. Poi ne sono seguite tante altre di cose che mi hanno stupito, in positivo e in negativo. Negli anni ho capito cosa intendeva il mio migliore amico. Potrei elencare una lista lunghissima di cose che non mi piacciono della societa' americana. Ma non importa quanto questa lista sia lunga. Perche' l'America ha qualcosa che per me e' ineguagliabile e preziosissimo. Qualcosa che ho rincorso una vita intera e che ho scoperto quando sono sbarcata qui per la prima volta. Non sapendo bene come definirla, nel mio vocabolario io l'ho battezzata accademia.

L'accademia e' un posto per me, almeno in astratto, sacro. E' il posto dove le persone parlano la mia lingua, non importa quale sia la loro nazionalita'. E' un tempio dove il biglietto e' il sogno immenso di fare la differenza. Di fare qualcosa di significativo con la propria vita. Di lasciare un mondo migliore. E' un mondo che attira persone che hanno non solo dei sogni ma anche il coraggio di crederci. Io identifico l'accademia nel mondo della mentorship. Dei talenti che sbocciano. Delle passioni che palpitano. Dei grandi romanzi e delle poesie. Dei grandi valori e degli ideali. Della grandezza umana che fa storia. Delle opere d'arte e della musica. L'accademia e' il mio rifugio, la pace con me stessa, una sorta di biblioteca, maestosa e silenziosa, per i miei sogni e pensieri. Il mondo dell'accademia l'ho desiderato per una vita intera. Nell'accademia ho trovato il mio posto nel mondo.

Dal mio primo incontro con l'accademia nel 2005, il resto della storia e' custodita in queste pagine. Fino al suo epilogo. Il 3 dicembre.

Il 3 dicembre 2014 e' un giorno che ho aspettato con il fiato sospeso.
L'ho aspettato inconsciamente per dieci anni.
La notte prima l'ho passata in bianco.
La mattina sembrava interminabile. Poi i miei pazienti mi hanno distratta. Fino alle 11.49.
Alle 11.49 sono corsa a casa.
Il cuore in gola.
La paura di una delusione.
Ancora piu' grande, la paura che questo grande sogno, iniziato dieci anni fa tra i banchi nelle aule ad anfiteatro di Bologna, stesse per avverarsi.
Alle 12 l'esito.

Questo sogno si e' avverato.

Dieci anni dopo questo sogno si e' avverato.
Nonostante il marchio indelebile dell'international medical graduate.
Dopo aver lasciato la mia famiglia che e' il dono piu' grande che io abbia mai ricevuto dalla vita. Dopo aver imposto il sacrificio della distanza e degli abbracci virtuali su skype alle persone che mi amano piu' di chiunque altro.
Dopo essermi chiesta un'infinita' di volte se un giorno mi pentiro', quando sara' troppo tardi, quando le persone che mi hanno messa sempre al primo posto e hanno assecondato ogni mia scelta offrendomi sostegno e amore non ci saranno piu'.
Dopo aver chiesto ad un marito di venire qui, in questa casa, in questo posto che mi ha cambiata per sempre, che mi ha segnata nel profondo, che ha scolpito in me nuovi tratti, nuovi pensieri, nuovi punti di vista, qui dove non avrei mai pensato di mettere piede in vita mia e che e' invece diventato la mia casa, la mia vita, la mia quotidianita'. Questo e' il nostro terzo anno nel Bronx.

Dieci anni dopo, il primo luglio 2015 iniziero' la mia nuova specializzazione.
L'ultimo blocco di training. Non un blocco qualsiasi.  Il piu' importante di tutti. Questa volta mi insegneranno quello che faro' per il resto dei miei giorni.
E' la cura che offriro' ai miei pazienti.
E' la conoscenza che offriro' ai miei colleghi.
E' l'esperienza che offriro' ai miei studenti.

Dieci anni dopo ritorno nell'accademia.
E questa volta so che il mio posto me lo sono guadagnata.
Questa volta non e' solamente un regalo da un professore.
Questa volta e' una conquista, la conquista di un sogno cresciuto con me.
Questa volta e' il ricordo di una bambina che la sera correva nell'ingresso in pigiama a salutare il papa' e ora ritornera' a casa donna con tra le mani una realta' ancora piu' immacolata di quanto avesse mai potuto concepire ed immaginare.
Questo sogno adesso ha un nome.
Si chiama Harvard.

Tuesday, December 2, 2014

Match Day mood


Two [or nine] roads diverged in a yellow wood,
And sorry I could not travel both
And be one traveler, long I stood
And looked down one as far as I could
To where it bent in the undergrowth;
Then took the other, as just as fair,
And having perhaps the better claim,
Because it was grassy and wanted wear

Wednesday, August 13, 2014

Grazie



Quando scrivevo regolarmente, tante volte mi sono chiesta se valesse veramente la pena aprirmi in questo blog silenzioso e mai decollato.



A volte pero' arrivano pensieri che mi raccontano di sogni tremolanti che hanno trovato ispirazione e coraggio in queste pagine, desideri ancora informi che avevano solo bisogno di una spintarella, di un cenno di capo, di un po' di fiducia e rassicurazione.



E la gratitudine e' tutta mia.

Saturday, December 14, 2013

Ithaca

Un altro giro di neve, questa volta proprio a ridosso del tanto sospirato rientro a casa, e ora con in valigia una domanda.

Il mese scorso la zia del consorte, che non mi vedeva da tanto tempo, alla fine solamente di una serata insieme, mi ha salutata dicendomi che mi aveva trovata piu' sicura di me stessa. Io sono caduta dalle nuvole. Ovviamente sono consapevole del fatto di essere cresciuta tanto in questi mesi di residency ma, if anything, in questo percorso ho notato di essere diventata piu' cinica e disillusa. Piu' sicura di me stessa proprio non me l'aspettavo... forse la zia non sa che io e la sicurezza siamo da sempre antitetiche, la sicurezza e' una sorta di miraggio onnipresente nella mia vita... 

Ora torno a casa per la prima volta dopo un anno e mezzo, dopo una serie di sfide, di successi, delusioni, fatiche e momenti memorabili. E ora, anche dopo questo commento. E sono curiosa di sentire quello che avra' da dire l'intera family. Di farmi dire da loro, che mi conoscono come nessun altro, chi sono e chi sono diventata ai loro occhi.

Vorrei aver scritto della residency in queste pagine, per poter leggere da me chi ero e chi sono diventata. Per una constatazione, come diciamo noi, "evidence-based". Perche' ormai do per scontato tutto cio' che mi sorprendeva e che ora ha assunto le sembianze della banale normalita'. Perche' non mi ricordo bene cosa cercavo, so solo quello che ho trovato. Non mi ricordo bene chi ero, ma sto studiando chi sono. Perche' spesso mi stupisco di cose che poi, mi torna in mente, erano normali nel mio passato pre-residency. Perche' anche se il traguardo che raggiungiamo e' sempre scolpito in un sostantivo chiaro e univoco fin dall'inizio, il cambiamento che attraversiamo e' sottile e impalpabile, evolve lento e malleabile, lievita sempre un po' misterioso finche' non si manifesta in tutta la sua pienezza. E noi, fino all'ultimo, conosciamo solamente quel nome, quell'obiettivo, ma non sappiamo chi saremo quando lo raggiungeremo, come la nostra personalita', gerarchia di valori, il nostro modo di pensare si staglieranno non piu' nell'immaginazione, ma nela realta'. 

Con il nuovo anno per me arrivera' anche un altro giro di match, il match della fellowhip. E lo sento incalzare inesorabile, con una pressione schiacciante, mentre mi sento ancora in fase di crescita, solo (o gia'!) a meta' della mia residency, ancora imparando l'arte del mestiere. Io, che non so nemmeno chi sono nel presente, devo decidere chi voglio essere nel futuro.

Finora la passione ha dettato le regole e mi ha reso il cammino sempre molto facile perche' davanti a me brillava sempre quel camice in corsia che porta e si prende cura.
Quel camice continua a brillare sempre, nonostante le fatiche, i capelli bianchi, le ore di sonno arretrate, e' sempre li', immacolato, pieno di energia, di sogni, di passione, di grinta, alimentato nella sua pienezza dalla gioia e gratificazione che quel "to take care" porta intrinsecamente con se'. 
Ma non mi bisbiglia quale camice, tra le tante specialita', calzi meglio su di me, sulla mia personalita', sulla donna che voglio essere. Ogni camice non e' solo un ambito della medicina ma porta con se' un peculiarissimo stile di vita, un futuro per tante cose inflessibile e statico. Ed io non so proprio chi voglio essere. Un medico dedito alla sua carriera? Una ricercatrice? Una mamma e moglie che lavora part-time? Una mamma e moglie punto? Una scienziata in laboratorio? Perche' la vera bottom line e' che non posso essere tutto. E su questo mi sono dovuta ricredere. Ho trascorso l'adolescenza ingenuamente pensando che l'amore e la passione fossero gli ingredienti non solo necessari ma anche sufficienti per realizzare tutti gli obiettivi di una vita. Poi il tempo, o forse la realta' americana con i suoi schemi e ritmi bizzarri, mi ha portato a ricredermi. Che anche se ci sono tante ricette per come essere una sfavillante superwoman in formissima tutto il tempo, questa superwoman proprio non esiste, soprattutto nella lunga scadenza. Quello che esiste, almeno in questa parte di mondo, e' una donna che trova il bilancio tra tanti ruoli, che li incastra a piacere, decidendo, serenamente o a malincuore, quanto tempo dedicare a ciasuno di essi, raccogliendo gratificazioni ma anche facendo salti mortali e, ahime', quella parola impronunciabile all'orecchio americano, a mio avviso, tante rinunce. Che, piu' rifletto, piu' mi accorgo che quello che conta veramente non e' fare tutto bene al 100% ma la felicita' del prodotto finale. 

Tuttavia, il prodotto finale e' pur sempre una combinazione di ruoli. E ogni ruolo nasce da una decisione, da un percorso. E piu' cresciamo, piu' e' vasto il ventaglio di possibilita' che si dispiega davanti ad un bivio. E tra le mille strade possibili, dobbiamo scegliere (o forse indovinare?) quale delle tante e' quella giusta, quella migliore. Sempre ammesso che ci sia una strada giusta a priori. Mi piace credere che piuttosto dipende da quello che noi facciamo di ogni strada. Credo fermamente che la felicita' sia una scelta. Ma una scelta nel quotidiano. Nella lunga scadenza, oltre all'ottimismo, c'e' pur sempre bisogno di un po' di saggezza e lungimiranza. Che per quanto apparentemente si incontrino nella contentezza, c'e' pur sempre una differenza tra l'amarezza dell'accettazione, la serenita' dell'accontentarsi e la purezza, seppur effimera, della felicita'. Quando una sola decisione porta a strade, scelte di vite, tipologie di vite cosi' diverse, mi sembra un po' irresponsabile ed immaturo, invece che scegliere spianandomi la strada per i progetti futuri, semplicemente pensare che in un modo o nell'altro it will work out. 

In ogni caso, potrei scrivere per ore delle mie riflessioni. Ma piuttosto concludo con una poesia di Cavafy in cui mi sono imbattuta qualche giorno fa.



Ithaka

As you set out for Ithaka
hope the voyage is a long one,
full of adventure, full of discovery.
Laistrygonians and Cyclops,
angry Poseidon—don’t be afraid of them:
you’ll never find things like that on your way
as long as you keep your thoughts raised high,
as long as a rare excitement
stirs your spirit and your body.
Laistrygonians and Cyclops,
wild Poseidon—you won’t encounter them
unless you bring them along inside your soul,
unless your soul sets them up in front of you.

Hope the voyage is a long one.
May there be many a summer morning when,
with what pleasure, what joy,
you come into harbors seen for the first time;
may you stop at Phoenician trading stations
to buy fine things,
mother of pearl and coral, amber and ebony,
sensual perfume of every kind—
as many sensual perfumes as you can;
and may you visit many Egyptian cities
to gather stores of knowledge from their scholars.

Keep Ithaka always in your mind.
Arriving there is what you are destined for.
But do not hurry the journey at all.
Better if it lasts for years,
so you are old by the time you reach the island,
wealthy with all you have gained on the way,
not expecting Ithaka to make you rich.

Ithaka gave you the marvelous journey.
Without her you would not have set out.
She has nothing left to give you now.

And if you find her poor, Ithaka won’t have fooled you.
Wise as you will have become, so full of experience,
you will have understood by then what these Ithakas mean.


Mi e' piaciuta tantissimo questa poesia. Non mi aiuta affatto a prendere la nuova decisione. Non mi guida nel capire chi voglio essere. Ma mi da tanta fiducia che trovero' la mia strada.

In ogni caso, qui i fiocchi scendono che e' un piacere. E mi fanno assaporare la dolcezza di quando riabbraccero', uno dopo l'altro, tutti quanti, stretti, strettissimi; quella gioia, irriproducibile altrove, che mi aspetta a casa... finche' dura, che c'e' pur sempre un aereo che attende di riportarmi in questa palestra di vita, in pista per trovare la risposta che aprira' le danze della nuova avventura.

E prima di pubblicare questo lunghissimo post, le renne che traineranno la slitta di Babbo Natale... quando si dice che a NY c'e' proprio tutto...



Saturday, July 21, 2012

Update

E cosi' sono gia' trascorse tre settimane di residency. Sono scivolate via in un turbine di emozioni, di novita' da incamerare e trasformare in routine, di infiniti click in un sistema per capire come navigare e aggiornare i medical records con annessi sospiri e moti di eccitazione; picchi di stanchezza e stress su un sottofondo di entusiasmo e gioia; momenti di perplessita' di fronte a certe storie che, New York e' anche questo, probabilmente altrove sarebbero impensabili e qui sono quotidianita' di fronte alla quale impongo alla mia mente di non scomporsi e al mio sorriso di annuire e rassicurare; attimi di felicita', pura e piena, attimi di frustrazione, pura e piena; un certo disagio con il suffisso doctor davanti al mio nome ma per questioni di professionalita' sto cercando di abituarmi; affetto e calore che aprono canali finora poco esplorati e che semplicemente brighten your day. Finora nessuno smarrimento vero ma so di essere in una rotation abbastanza tranquilla e gestibile e temo lo sconforto il mese prossimo con le notti, i pazienti in condizioni critiche e la mia inesperienza. Spero di uscirne tutta intera e soprattutto di non fare grossi danni.
In ogni caso, la bottom line e' che ogni giorno e' una conferma che essere un medico e' il modo piu' bello di trascorrere la vita! E so che sono biased ma e' quello che sento...

And btw... New York finora e' uno splendido skyline che vedo attraverso una lunga vetrata di casa nostra, che ogni sera prima di addormentarmi ammiro nella sua bellezza ma che ancora non ho avuto tempo di esplorare se non nel sotterraneo della metro per visitare l'Ikea ;)!

Buon weekend!

Monday, June 25, 2012

Le prime emozioni

Dopo giorni di sfacchinate estenuanti, abbracci, saluti, riabbracci, good-byes, una festa per Matt da parte dell'intero dipartimento davvero piena di calore e di affetto, una cena con il lab in un posticino che non conoscevamo e che per fortuna abbiamo scoperto, squisita nei sapori e nella compagnia, di keep in touch and come back to visit, dopo uno sbarco a NY che ancora non sa di vero, giorni pieni, pienissimi, con sveglie alle 5.30 del mattino e trascorsi a conoscere questo nuovo sistema attraverso l'orientation, un esame che fino a sabato scorso ignoravo di avere e che ho preparato giocandomi tutto il tempo libero e il nostro primo weekend a NY, dopo tutto questo caos e sfinita ancora prima di iniziare, oggi, durante la prova pratica di quest'esame, ho finalmente toccato con mano quella complicita' che tutti menzionano ripensando alla loro residency e ricordano quasi con nostalgia.

E' qualcosa di speciale, di veramente caro e prezioso, che in un certo senso ti fa sentire invincibile nella tua debolezza di intern spaesato. E' un'energia che ti prende per mano e ti fa sentire che non importa quale sia stato il tuo percoro o quale sia il tuo bagaglio di conoscenza attuale, il destino della vita e del match ti hanno condotto fino a qui ed ora sei parte di una squadra di interns che comincia ad allenarsi insieme e da zero con l'obiettivo di crescere insieme e di imparare insieme l'arte del mestiere sostenendosi e aiutandosi vicendevolmente, come dicono qui while watching each other's back per questi tre anni.

Tutti parlano della residency anche come un periodo massacrante e durissimo che, con le sue 80 ore/settimana, che troppo spesso sforano nelle 100 illegali, mette a dura prova anche i rapporti personali piu' collaudati. Ma a me sembra stia per iniziare un capitolo di vita davvero speciale, forse il piu' bello di tutti. In cui si creano quei rapporti che nascono solo quando c'e da superare una difficolta' che, se affrontata insieme, non e' piu' un ostacolo ma diventa un'avventura. Quei rapporti che nascono da una mano tesa quando credi di non farcela, dalla gioia condivisa di vedersi diventare persone piu' forti, piu' competenti e in fondo migliori. Quei rapporti che in un batter d'occhio diventano un'amicizia salda che non si assopira' mai.

Al termine del suo discorso, uno dei direttori dell'ospedale, che nonostante la sua posizione impersona la disponibilita' e l'umilta', ci ha rivolto un gran sorriso e ci ha detto "Guys, you are now part of the family. So, welcome to our family!"

E per quanto questa frase possa sembrare retorica ed espressione dell'enfasi esagerata americana, a me e' parsa il benvenuto piu' sincero e sentito, pregno di fiducia e incoraggiamento. E cosi', avvolta in queste piccole prime emozioni, faccio un impaziente conto alla rovescia per finalmente poter iniziare ad offrire il meglio di me a questa mia nuova, grande famiglia.

Friday, March 30, 2012

Il potere della paura

Rispondo a questo commento con un post perche' credo possa tornare utile a molti aspiranti residency in the US - o almeno lo spero :)!

Ciao Pookelina. Mi sono da un mesetto abilitata a Padova e sto meditando se intrapendere il percorso della specializzazione in USA. Ho cmq intenzione di fare l'usmle, ma ho paura che buttarmi solo ora sull'usmle sia una strada rischiosa...:( e in sostanza non so che fare. D'altro canto iniziare una specializzazione in italia significherebbe per me rinunciare al mio sogno. Secondo te studiando sin da ora posso aspirare a fare l'application nell'estate 2013? se pure totalizzassi un buono score qual è il rischio di non riuscire ad entrare? Altro problema che mi sto ponendo è poi la difficoltà una volta entrata in una residency a proseguire con una fellowship. Le mie ambizioni sono endocrino o cardio per cui dovrei accedere in primis alla residency in interna o pediatria. Quale di qst secondo te è piu' competitiva? Ho sentito poi che una volta conclusa la specializzazione in italia si puo' accedere direttamente a una fellowship clinica? Questo vale in casi eccezionali o è la norma? Ti sarei veramente grata se potessi dar mi un consiglio perchè il tempo passa e non so come strutturare la mia vita :( grazie mille. Fede
 

In questi anni spesi tra Europa e America ho imparato qualcosa che per me ora e' fondamentale: accogliere, invece che schivare, nella vita la paura. Per come sono fatta di carattere, la paura mi ha sempre un po' intimidita. Per come sono fatta nella testa, mi sono sempre imposta di affrontare le paure (anche se alcune le ho evitate e me ne pento ancora immensamente). In ogni caso, ho imparato a credere nella paura come opportunita' di crescita e dunque ben venga!

Questi sono i dati ufficiali di questo match:

Of the 11,134 IMGs who participated in the 2012 Match, 4,886 (43.9%) matched.
Of the 6,828 IMG participants who were not U.S. citizens, 2,775 (40.6%) obtained first-year positions.
Of the 4,279 U.S. citizen IMG participants, 2,102 (49.1%) were matched to first-year positions.
Of the 27 Fifth Pathway participants in the Match, 9 (33.3%) were matched to first-year positions.


Noi siamo non-US citizen IMGs. 40.6% matchano (in verita' la percentuale e' un pelo piu' alta per via del prematch). I numeri non sono incoraggianti. Ma io credo che quello che distingue quel 40% dal 60% non sia un percorso strabiliante ma il coraggio di credere. Credere non nel match in se' ma in questo sogno. Fino in fondo. Ad ogni costo. Scongiurare il cuore di convincere la mente di voler essere in quel 40% e non dubitare piu'. E con questo spirito iniziare e guardare solo avanti. Il resto vien da se' :-)!!!

A volte mi rammarico di non poter vivere in Europa perche' l'Europa rispecchia molto di piu' la mia personalita', i miei valori, il mio modo di essere. Della societa' americana ci sono tante cose che mi pesano (o forse sono poche ma cozzano cosi' tanto con la mia personalita' che sembrano proprio inaccettabili). Ma l'America offre una cosa che per me e' senza prezzo: quello che in queste ultime settimane nelle mie conversazioni ho definito la forza trainante.

Una volta uscito l'esito del match, l'ho condiviso con le persone che mi avevano dato i loro 2 cents. Per ogni risposta ricevuta ho sentito questa forza trainante raggiungermi dentro, immensa e overwhelming, piena di gioia ma soprattutto di orgoglio, incoraggiamento e fiducia per il futuro espressi con calore, sincerita' e semplicita'. E questa e' la mia America, l'America per la quale Matthew ed io abbiamo deciso di vivere in questa parte di mondo. L'America che crede nel sogno di creare un mondo migliore, nella possibilita' di contribuire al progresso da artefici e non da spettatori. L'America che crede in nuove opportunita' per la scienza e la medicina, di sfondare nuove porte, aprire nuovi orizzonti, offrire una chance alla vita di quelle persone che avevano anche loro i loro sogni ma per le quali il coronamento dei sogni e' stato interrotto da cio' che non possiamo ancora comprendere o raggirare. E quest'attitudine per me e' una forza trainante che, come una calamita, ti recluta con i tuoi sogni e incessantemente rigenera per te il coraggio di credere e la forza di perseverare.
 
Per come la vedo io, la vita e' una chance. Nasce come puro potenziale. E ogni attimo che passa e' una chance, continua e fugace, di prendere questo potenziale e farne molto di piu'. In quanto potenziale, e' piena di rischi, di bivi, di se e di ma. Ma i rischi possono essere ribattezzati opportunita'. E non lo dico con superficialita'. In questi ultimi mesi ho preso due grandissime decisioni che erano un salto nel vuoto. Ho declinato due differenti pre-match offers per la residency (ne ho parlato indirettamente qui) e mi sono consumata fino allo sfinimento nella creazione della vetta della mia ranking list. Poi qualche giorno prima della deadline tutto ha trovato il proprio posto, inclusa la serenita' nel mio cuore. E lo ha trovato perche' mi sono chiesta cosa voglio veramente dalla vita, mi sono ascoltata dentro, con onesta'. Credo davvero che solo seguendo i nostri sogni e ascoltando quello che ci rende davvero felici possiamo trovare il coraggio di chiamare il rischio opportunita' e trovare il canale giusto per far si' che questo potenziale dia il meglio di se'.

Spero che questo mio parlare a ruota libera di quello che sento dentro sia stato di aiuto alle due persone che mi hanno scritto nelle ultime 24 ore e possa contribuire un pochino a infondere quel coraggio di spezzare le catene della paura e spiccare il volo sopra un sogno a chiunque lo cerchi.

Please, please, please, se avete un sogno grande, credeteci immensamente: vi ripaghera'!!!!!!

Saturday, March 24, 2012

L'idillio continua

In arretrato dal weekend scorso... ma la canzone l'ascolto ancora a ripetizione :-)
 
Questa settimana siamo stati inondati dal sole. Inevitabile il desiderio di fare tutto a piedi e godere della sua luce e calore. Carica dell'entusiasmo di questo periodo, nei miei giri mi sono fatta accompagnare dall'ipod che non accendevo da troppo tempo e ho riscoperto canzoni che non ascoltavo da secoli. Mentre camminavo tra casette nel verde, marciapiedi alberati e pullulanti di crocus colorati, l'aria impregnata dell'odore del sale, il sole scintillante sulla neve delle montagne e sull'acqua, e' partita questa canzone. Non ho potuto non riselezionarla again and again: piu' l'ascoltavo, piu' quelle parole davano voce al mio stato d'animo, alla mia gioia piena di riconoscenza e gratitudine, una sorta di omaggio che poteva aver scritto il mio cuore alla medicina e alla vita e che esprime quello che per me e' la medicina:

A te che hai reso la mia vita bella da morire
che riesci a rendere la fatica un immenso piacere

A te che hai preso la mia vita e ne hai fatto molto di piu'
A te che hai dato senso al tempo senza misurarlo

A te che mi hai insegnato i sogni e l'arte dell'avventura
A te che credi nel coraggio e anche nella paura
A te che sei la miglior cosa che mi sia successa

A te che sei sostanza dei giorni miei, sostanza dei sogni miei


E questo e' un piccolo omaggio alla citta' dove questo sogno immenso diventera' quotidianita'. Non vedo l'ora.






Monday, March 19, 2012

And the verdict is...


foto scattata da Brooklyn anni fa... quando gia' sognavamo di un giorno vivere a New York!

E, infinite volte piu' importante, l'ospedale era la mia first choice!

... sono felice felice felice...

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Avevo buttato giu' queste poche righe gia' venerdi' tra una telefonata e l'altra ma speravo di riuscire a descrivere meglio le sensazioni prima di pubblicare il post. Anche ora che la sveglia ci ha riportati alla realta' dopo tre giorni memorabili... non trovo parole...

Solo vivo ancora in un senso di gratitudine incommensurabile per il risultato in se' e altrettanto profondo per la gioia ed entusiasmo con cui e' stato accolto e condiviso, non solo dalle nostre famiglie ma anche da tutte le persone che ci hanno seguiti in questo percorso. Grazie anche a chi ha gioito con me in questa match week-weekend tra queste pagine virtuali.

E ora cerchero' di opporre un po' di resistenza a questo lunedi' che gia' mi vuole riportare alla routine...

Monday, March 12, 2012

The match week started...

Fino a ieri mi dispiacevo per non essere nemmeno un briciolo emozionata.
Poi la sera, mentre leggevo il mio libro, ho riletto la stessa pagina non so quante volte - il mio pensiero era calamitato dalla match week che sarebbe cominciata stamattina.
Stamattina sono stata accontentata: ho iniziato a svegliarmi alle 5.30, decisamente la tensione saliva.
Alle 7.30 mi sono alzata.
Alle famose 12 pm EST, che qui erano le 9 di mattina, mi e' arrivata l'email e anche nel mio account e' comparso il verdetto.

Match Results: Congratulations, you have matched!

Dopo averlo letto una felicita' lieve, dolce e delicata si e' insinuata dentro di me. Ma la felicita' non mi ha ancora inondata. Mi sento procedere cauta nel metabolizzare questo risultato, come se ancora non riuscissi a crederci, ad abituarmi a questa nuova dimensione. E mentre piovono i complimenti pieni di un affetto che e' stato cio' che mi ha permesso di restare in piedi, forte, fiduciosa e determinata in questi anni, con ogni messaggio, con ogni telefonata, tutto diventa un po' piu' vero, un po' piu' reale. E una lacrima finalmente scende. Perche' sono entrata in specialita' e a luglio finalmente inizio a lavorare e ancora piu' finalmente a fare ogni giorno cio' che piu' mi rende felice.
Ripenso al giorno in cui mi sono laureata. Lascio scorrere la mia vita post-laurea davanti ai miei occhi. Tutto l'impegno seminato, le prime gioie germogliate, la dedizione e anche qualche sacrificio nella cura quotidiana di questo sogno immenso, e ora il gran finale. you have matched!
E non ci credo ancora. Annuncio a tutti l'esito del match pacatamente, quasi incerta perche' proprio mi devo abituare al suono di queste parole.

E cosi' faccio anche qui - mi fermo un attimo. Per finalmente crederci.


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 ... Se inizialmente pensavo fosse una tortura conoscere l'esito del match pezzettino dopo pezzettino nel corso di una settimana, oggi mi sembra perfetto avere una settimana per assaporare la gioia che da qualche parte sono entrata... e dover aspettare fino alla fine di questa settimana (che sembra gia' interminabile) per conoscere la citta' dove sono entrata...  sono davvero curiosissima............

Tuesday, February 21, 2012

D o n e !!!

And it feels so good!!!

Probabilmente questo mese ci ho rimesso qualche anno di vita ma, se sabato avevamo imbastito la mia ranking list, questa sera l'abbiamo ultimata, l'ho certificata e ora sono nel match. L'email di conferma dice piu' o meno cosi' "Your rank order list was certified at [...] for use in the Main Residency Match and is now on file with the NRMP". E mi viene quasi da piangere, dall'emozione, dalla gioia, dall'essere ad un passo dal traguardo. O forse dall'aver tagliato il traguardo semplicemente inviando la mia ranking list. Perche' non c'e' piu' nulla nelle mie mani. Ho fatto tutto quello che dovevo fare. E ora I'll sit back and relax... and I'll wait to see what life has in store for us! Entro mercoledi' sera tutte le scuole e i candidati avranno mandato le loro liste e poi il destino mescolera' le nostre carte, fara' incrociare le strade di tutti noi, creera' nuove combinazioni di incontri ed amicizie, ci inviera' il nome della nostra futura casetta, scegliera' i volti che scandiranno le nostre giornate. Intanto io ho finalmente il cuore in pace. Ho preso le mie decisioni mescolando la voce del cuore, quella della passione e quella delle ambizioni. E ne e' risultata una decisione serena, consapevole e lucida. Finalmente.

Dopo una lunghissima conversazione introspettiva al nostro cafe', proseguita guardando attraverso i vetri bagnati della conference room una baia grigia e cupa, che sembrava comunque bella al mio sguardo pieno di sollievo e serenita', per celebrare, in groppa alle nostre biciclette, risalendo la salita piu' ripida di tutta la citta', ci siamo guadagnati una serata che ha ripercorso cinque anni di storia. Fondamentalmente la nostra storia a Seattle, ripercorsa in un paio d'ore, tra i ricordi che ogni strada custodisce, che ogni scorcio ripropone, una cena nel soppalco del nostro locale preferito e poi il gran finale, un mini detour ci ha regalato questo panorama. La vista su una citta' che ci ha accolti pieni di sogni e intraprendenti e ci ha seguiti crescere, nel nostro amore e nei nostri sogni, ci ha visti affrontare i piccoli steps di questa lunga corsa, che sembravano infiniti e a volte insormontabili e che ora sembrano semplicemente le ovvie tappe di un meraviglioso percorso.

foto rubata qui http://www.epicadventurer.com/top-5-unique-places-to-explore-in-seattle/

Thursday, February 9, 2012

Better

Post soprattutto per i lettori innamorati come me della medicina...
 
Better e' il primo libro che ho letto in inglese tutto d'un fiato - complice anche il fatto che ora ho tutto il tempo del mondo. Ma non solo. 
Better e' un libro che offre tanti spunti di riflessione.
Riflessione su molteplici tematiche che incontriamo come medici.
Ma anche riflessione su noi stessi. Sulla nostra performance quotidiana.  E su quelli che sono i nostri obiettivi, palpitanti nel nostro cuore o affievolitisi nella routine.

A parer mio invita all'autocritica e nel momento stesso in cui iniziamo questo processo instilla un'iniezione di fiducia immensa. Che possiamo davvero make the difference. E' una sorta di manuale su come elevare le nostre prestazioni, su come migliorarci e offrire una cura (nel senso di care not treatment) migliore ai pazienti che si affidano alle nostre conoscenze ed esperienza ma anche alla nostra umanita' e al nostro cuore.

E dopo averlo preso in prestito in biblioteca, vado a comperarlo in libreria cosi' poi me lo posso sottolineare, strapazzare, leggere e rileggere. Che ogni volta le sue parole, i suoi aneddoti, le sue interpretazioni e riflessioni aprono nuove porte ai miei pensieri e offrono nuovi spunti di arricchimento interiore.

Spero tanto vi piaccia tanto quanto e' piaciuto a me!
Buona lettura!

Saturday, December 3, 2011

The most fun part

Dopo il Thanksgiving e dei bei giorni in California mi aspettava il volo San Francisco - Interview trip. Sono partita con dentro un'altalena di tensione, incertezza, curiosita' ed entusiasmo. Ad accogliermi al JFK un albero di natale (che non si vede perche' la gente non si schiodava dalla mia inquadratura iniziale) e la grande mela.

La prima interview e' servita a rompere il ghiaccio. Inutile dire che la notte prima non avevo dormito nulla, piu' per la sveglia prestissimo che per la tensione ma forse e' il contrario. Sono stata la prima candidata a presentarsi. Appena sono arrivati gli altri, la rivelazione...interviewing is the most fun part of the whole game!  E da li' e' stata una strada in discesa! Finora tutte le interviews sono state delle chiacchierate informali e rilassate e mi piace un sacco andare a fare colloqui. Ho conosciuto tanti candidati e mi ha fatto effetto la complicita' e la vicinanza che si sente dopo poche ore che ci si conosce. Probabilmente per l'essere nella stessa barca, forse per l'aver fatto le stesse scelte. E chissa' se da certi incontri sbocceranno amicizie... speriamo di si',  che e' sempre bello!

Dopo la mia prima interview non ho resistito e benche' avessi un colosso di valigia al seguito, me la sono trascinata per quaranta blocchi, sotto la pioggia, estasiata tra le decorazioni natalizie, le lucine e le canzoni di Natale di una New York come sempre incantevole.
Nel mio giretto up and down the East Coast mi sono fermata a New Haven per visitare il campus di Yale University.



Sara' che la mattina avevo fatto quella che finora e' stata la mia interview preferita (non a Yale) ed ero veramente entusiasta e carica, ma appena ho varcato il cancello del campus e mi sono avviata lungo la stradina verso il quad, tra la solennita' e il fascino di quegli edifici, ho respirato il valore dell'istruzione e del dreaming big e tutti i sacrifici fatti finora hanno trovato un senso e un valore ancora piu' immenso.



In questo viaggio non potevo non ripassare per la mia adorata Boston. Che ogni volta mi accoglie familiare, elegante ed europea e suscita dentro di me una sensazione di affetto e calore... e desiderio profondo di tornare. 



Ieri mattina, mentre all'alba mi preparavo per un altro giro, ancora assonnatissima, ho buttato l'occhio fuori dalla finestra e ho trovato questi colori nel cielo mentre l'alberello illuminato ancora risaltava nel buio tra i palazzi... questo viaggio di nuovi angoli di mondo da esplorare, nuovi volti e nuove storie da scoprire, un ventaglio di possibilita' alla ricerca della prossima casa e del prossimo step, di sogni e di realta' mi rimarra' per sempre nel cuore.


Nel pomeriggio ho incontrato Matt e ci siamo ritagliati del tempo per andare a visitare Providence e Newport. Due gioiellini nel Rhode Island.
Newport cittadina e' carina con tutte le su casette e negozietti coloratissimi sul porto ma l'asso vincente e' la Cliff Walk con l'oceano da un lato e dall'altra mansions spettacolari affacciate sull'acqua, circondate da verde, incorniciate dai colori del tramonto. Ancora piu' suggestive dal lato opposto lungo la strada per gli addobbi natalizi.

Di Providence, purtroppo, abbiamo visto pochissimo. Torneremo a visitare la citta' ma che mi ha conquistata e' ancora una volta il campus della Brown University con i suoi edifici in mattoncini rossi, il calore delle finestre accese nel buio della notte, l'atmosfera intima dei fili di luci natalizie lungo l'ingresso dei dormitori, la solennita' nel freddo pungente di una sera di quasi inverno, archi, cancelli e passaggi strettissimi che si aprono sul quad. E una sensazione di pura felicita'.


Ora vado a tirare giu' dal letto Matthew... che ci aspetta una scarpinata per Boston a scoprirla una volta ancora e lasciarci stupire da quello che ancora di questa citta' non conosciamo. 

Buon weekend a tutti!

Tuesday, October 18, 2011

Sospesa tra passato e futuro

Il cielo e' coperto da una coltre di nuvole bianche. Le temperature si sono abbassate drasticamente ma non abbastanza perche' scenda la prima spolverata di neve. In giro guanti, sciarpe, berretti e cappotti. Sulla via di casa, nell'attraversare la citta', l'aria inspiegabilmente impregnata di un profumo di bbq come se fosse il 4 luglio. Ma soprattutto questa sera l'aria profumava tanto di casa.

E mi sta quasi bene lasciare queste ore permearsi della voglia di essere a casa, in famiglia. Una voglia che se ascolto bene, non e' la voglia di casa e intimita' che mi prendeva a Bologna con i primi freddi e che assecondavo con qualche ora di treno. E' voglia di piantare radici, di avere un appartamentino tutto per noi, da arredare, da sentire nostro, dove ritrovarci ogni sera e raccontarci la nostra giornata raggomitolati in un abbraccio, dove progettare e crescere inseme, dove viverci marito e moglie e poi nel tempo allargare la nostra famiglia. Nel tempo infileremo la chiave nella toppa e troveremo degli abbracci piccini piccini con il naso all'insu', correggeremo compiti e terremo la mano mentre piccoli occhietti si chiuderanno, culleremo quelle paure che si aggrapperanno a noi nel cuore della notte, ci divideremo i compiti del giorno successivo e coordineremo gli orari, proveremo a ritagliare il tempo per noi e la maggior parte delle volte falliremo, ma sara' bello. Sara' un po' come questo weekend in cui per la prima volta siamo usciti dallo stand-by e ci siamo sentiti finalmente in viaggio verso i nostri obiettivi, a gioire dei primi germogli e progettare finalmente un futuro concreto che ci sta aspettando. Sempre con una mappa senza destinazione in mano ma con la certezza che tra meno di un anno sara' tempo di chiudere il capitolo che ci ha visto scambiarci i primi gesti d'amore fino alla promessa di amore eterno, lo stesso capitolo che ci ha visto con una laurea in mano, incerti, imbastire il nostro futuro e iniziare a costruire le nostre carriere. E quando sara', sara' triste voltare quella pagina ma per ora i riflettori sono tutti puntati sui nuovi capitoli che ci aspettano.

E questa sera in cui sono qui, me, myself and I, ad un indirizzo che tra poche settimane sara' un ricordo, mi perdo nelle mie fantasie e nei miei desideri per ora impossibili, in bilico tra un passato che comincia a sfumare nei ricordi ed un futuro che tempo due settimane iniziera' a prendere forma, con un biglietto one way di ritorno a Seattle, dopo un'estate un po' vagabonda ma produttiva, e un calendario in cui segnare le interview che ci porteranno a scoprire la citta' dove ambienteremo la prossima fase di questo viaggio.

Wednesday, October 12, 2011

October 12, 2011

Questa mattina ho appreso che

You have met all the requirements for ECFMG certification *
  



a chiunque legga questo blog per famigliarizzarsi con lo USMLE e sia intenzionato a sostenere il medical board americano... 

...as long as you believe in it, you can do it!




E ora... si riparte con l'application process e annesse informazioni... :)!

Best of luck to you all!






*che significa che sono abilitata a praticare negli Stati Uniti.

Thursday, September 8, 2011

This is my city!

In questa maratona di citta' in citta' sono ripassata per Chicago e venerdi' pomeriggio avevo qualche ora per me. Cosi' ho infilato la macchina fotografica al collo, sono salita sulla metro e sono tornata tra quelle strade che mi avevano tanto affascinata a fine luglio. E la scintilla e' scoccata un'altra volta. Chicago e' una citta' che in un batter baleno e' schizzata in vetta alla mia classifica di citta' dove vorrei vivere e si contende il podio, almeno nella terra americana, con New York, e forse a pari merito, forse subito seguite da San Francisco e Boston. Chicago mi trasmette tanta pace, mi fa sentire bene, mi da tutto quello che mi manca a Seattle. La sento tanto europea e mi piace moltissimo per come mi ricatapulta in quelle che erano tante abitudini o passatempi che avevo nella vita italiana.  Mi piace molto come le persone siano spontanee, socievoli ed amichevoli, mi piace la cultura del caffe' al bar, dell'aperitivo, del trovarsi dopo il lavoro e andare a bere qualcosa, mi piace trovare le vie dello shopping e dei bei negozi, la gente che passeggia, senza ritmi frenetici, la gente che va in spiaggia e si sdraia sull'asciugamano a prendere il sole in riva al lago immenso che sembra un mare, i cafe', i ristorantini curati e accoglienti senza strafare, i tavolini all'aperto lungo il marciapiede, la cura nella decorazione delle strade, nei dettagli e nei particolari dei negozi o dei locali pubblici, le composizioni floreali ad ogni angolo, i balconi e i davanzali con cascate di fiori e piante, i palazzi del centro tra i quali palpita la citta' e gli edifici dei quartieri attorno a State and Goethe in mattoni rossi, cancelli in ferro battuto, ingressi costeggiati da giardinetti, fontane e statue, il sole che inonda le strade lunghe, larghe e diritte "a blocchi", e l'atmosfera che permea la citta', che  ti fa sentire benvenuta e che ti annuncia che questa citta' si prendera' cura di te. 
Benche' l'immagine di Chicago sia ancora immacolata nella mia mente, una volta sopra Seattle, mentre guardavo giu' dall'oblo' dell'aereo, e poi tutto il weekend, lo spettacolo naturale di Seattle, una luce e un sole inusuali in questo periodo, hanno ribaltato la situazione e ancora una volta mi sono ritrovata su un aereo a chiedermi dove vorrei vivere...proprio non lo so... ora ho gia' voltato un'altra pagina e sono ad Atlanta, non ho ancora avuto tempo per visitare la citta' ma ho gia' adocchiato i posti dove vorrei andare. E ripenso a quanto mi era piaciuta Boston per quei pochi mesi che ho vissuto li', a quanto adoro New York ogni volta che ci torno, e a quanto ero rimasta incantata da San Francisco il primo anno che vivevo a Seattle e facevamo la spola tra le due citta'... 
E allora ogni tanto mi chiedo davvero come si faccia a scegliere la citta' dove vivere. Per i prossimi anni so gia' che sara' la carriera ad informarci sulla destinazione del prossimo biglietto aereo e l'indirizzo della prossima casa ma poi mi chiedo dove saremo, come sceglieremo. Se saranno la qualita' della scuola e il bene dei figli a guidarci. O se invece saremo anche noi di quelle coppie che si trasferiscono qui e la', impacchettando e spacchettando la propria vita in diversi fusi, sotto diversi cieli, preoccupandosi di tornado piuttosto che di terremoti. 
E a complicare il tutto c'e' che questa vita peregrinante che ho sempre disdegnato a volte mi intriga... E' faticoso chiudere una porta e aprirne un'altra, ricominciare da zero, ma mi ispira poter vivere e conoscere a fondo diverse sfacettature della stessa societa', capire il Midwest, vivere la natura e la liberta' della West Coast o la formalita' e il bon ton del New England. Ultimamente pero' sento anche che dopo tanti sospiri a Seattle ho trovato delle amicizie che sono capisaldi nella mia vita e vorrei poter portarle con me. Mi si spezza il cuore a partire e lasciare rapporti che ora sono come la mia famiglia a Seattle.
Ma poi penso sii grata per averle incontrate, ce ne saranno altre e queste rimaranno nel tuo cuore e nel tempo, e qui tutti volano qui e la' per cui ci rivedremo, organizzeremo long weekends e vacanze e forse la vita riunira' le nostre strade. Ripenso ai casi della vita e a quanto imprevedibile tutta sia: proprio con la mia piu' cara amica a Seattle abbiamo scoperto di aver vissuto a Boston, nello stesso quartiere, lo stesso periodo e mi chiedo quante volte i nostri sguardi si siano incrociati, i nostri corpi siano stati seduti nello stesso vagone della T, magari ci siamo pure scambiate un sorriso... senza sapere che qualche anno dopo le nostre strade si sarebbero riincrociate e un'amicizia fraterna ci avrebbe unito. Idem con la mia coinquilina indiana il mese scorso: nel 2008 lei e il marito vivevano a pochi blocchi da casa nostra a Seattle, e magari chissa', le nostre giornate si intrecciavano gia' allora, al parco, al supermercato, per le strade di downtown...
E allora penso se la vita sia davvero una storia di posti, di visi, di periodi, di modi di essere, di pensieri e opinioni che evolvono nel tempo, di rapporti, di emozioni e di sensazioni, di fotografie e ricordi, di nuovi sogni e nuovi progetti, di goodbye and good luck, let's keep in touch e di  nuove aspettative, nuovi passi, nuove avventure, di un grande immenso amore a due, che viene con noi, che ci accompagna e ci sostiene, ci anima e infonde coraggio nella scelta di rimetterci in gioco e di interpretare una nuova casa non come un ricominciare ma come un esplorare, un crescere e un imparare. Se la vita sia davvero un libro di capitoli che si aprono e si chiudono, da sfogliare, tante storie indpendenti e concatenate, e mi sembra che davvero sia vero che per ogni porta che si chiude ce n'e' un'altra/tante altre che si apre/aprono... e allora chissa' dove saremo, cosa succedera', dove scriveremo la nostra vita, dove andremo, che accento avranno i nostri bimbi, cosa impareranno, se andranno in giro in flipflop e felpa dell'universita' o piuttosto fighetti e modaioli, chissa' come saranno, speriamo di riuscire a trasmettere loro l'Europa... Vorrei saperlo o meglio vorrei saper scegliere quale strada, quale posto, quale esperienza ci rendera' persone migliori piu' di ogni altra... e non ho risposta, non so se ci sia, non so proprio come saremo... ma di se e di ma non si vive. E come dice sempre il mio papa', rifletti, prendi una decisione e poi vai, senza guardare piu' indietro, non metterla piu' in discussione ma vai avanti... e forse, faremo proprio cosi'... rifletteremo, sceglieremo e poi... bagagli e via, apriremo una nuova porta e scriveremo un nuovo percorso, una nuova storia, un nuovo capitolo. E ora concludo quelle che volevano essere due righe mentre facevo colazione, mi bevo il caffelatte ormai freddo e mi preparo per uscire... che alla fine devo scrivere il mio capitolo di vita ad Atlanta! E oggi finalmente splende il sole anche qui!!! E nel mio cuore so che il titolo del post dovrebbe essere Is this my city?

Thursday, August 18, 2011

In subbuglio

Mi manca scrivere.
Ma non ho la testa.

La gloria e' durata un paio di giorni senza nemmeno troppi festeggiamenti dati i ritmi. Ora ho di nuovo la tensione alle stelle per il prossimo esame che sta arrivando troppo in fretta e per il quale non sono ancora riuscita ad aprire un libro. Ma almeno sono riuscita a cambiare il mio orario ed anticipare la mia partenza. Usero' questi cinque giorni di grazia per una puntatina a Seattle e una full immersion nello studio, con qualche cena con alcune coppie che non vedo da troppo tempo. E che mi mancano tanto.
Il traguardo e' cosi' vicino. Ma per come sono messa ora e per come e' andato questo mese, ho cosi' paura di sbagliare. E se sbaglio questa volta, addio match quest'anno... meglio che mi metta all'opera. Ma avevo tanta voglia di lasciare due righe. In questa parte di me a cui mi affeziono sempre di piu'.

E tra una cosa e l'altra, qualche sera fa Sri ed io siamo tornate a casa insieme a una ragazza che e' in gruppo con noi. Abbiamo cucinato insieme. Cenato tra tante chiacchiere. Parlato di tutto e di piu'. Riso e scherzato. Per un attimo asciugato lacrime (il che mi ha permesso di constatare che non ero/sono io la sola ad essere travolta da questa tensione senza certezze, ma di questo un'altra volta).  Ho regalato un fiore di Matt come in bocca al lupo per un'interview inaspettata. Ne ho ricevuto uno io, inasepttato. Siamo scese per una breve passeggiata, durante la quale ho scattato queste foto. E quella sera (cosi' come ogni altro giorno qui insieme a Sri) mi sembrava di riavere tra le mani la mia vita, un briciolo di spensieratezza, le serate con le amiche, un'amicizia avvolgente tutta per me, le coccole delle chiacchiere sedute su un divano a parlare e parlare, senza filtri, conosciute da pochissimo e con cosi' tanto in comune... Per quanto io sia un po' delusa dall'attivita' qui per la quale avevo tutt'altre aspettative, l'incontro con queste due persone ha reso priceless quest'esperienza. E nella mia fantasia ci immagino tra qualche anno, riunite per un weekend, a raccontarci le nostre vite da specializzande, a guardare indietro, a ripensare a questo periodo che sicuramente ci sembrera' molto piu' roseo di quello che sembra ora, con i mariti, tre ingegneri, che parleranno di cose per noi incomprensibili, con i nostri bimbi che giocheranno insieme... e ai quali ci sentiremo di insegnare, forti e sicure, che credere nei propri sogni costa ma vale la pena. Di essere forti e non arrendersi mai. E di circondarsi di amici ed essere un amico, in qualsiasi percorso scelgano. Che condividerlo lo rende molto piu' fattibile. Che l'amicizia ti da una serenita' e un'energia positiva per cui anche le salite piu' ripide sembrano molto meno faticose. E attraversare questi momenti insieme rende il rapporto ancora piu' completo e indissolubile.

E siccome vivendo a Seattle ho imparato a fotografare in maniera selettiva... certe foto fanno si che questo posto mi sembri pure bello. Ed e' cosi' che voglio ricordarlo.
Anche se girando l'angolo sono blocchi di cemento, senza tetto o rifiniture, con l'intonaco che si sbriciola, quella sera sono stata proprio bene nella nostra passeggiata.

Ed e' cosi' che voglio ricordare la Georgia.


Sunday, May 22, 2011

Gli anni piu' belli

C'e chi dice che gli anni piu' belli siano quelli dell'universita', chi sostiene siano quelli in qualche altra fascia della vita, dal canto mio... come anni piu' belli non saprei quali scegliere, ma qualcosa mi dice che i miei siano proprio questi. Questi che sembrano i piu' poveri, i piu' monotoni, i piu' difficili, i piu' statici... ma che sono gli anni in cui sto crescendo esponenzialmente, in cui sto imparando un sacco, non della medicina ma della vita, in cui sto facendo tanti progressi. Se scorro la mia vita, la vedo spezzettata in tante fasi e ogni fase e' uno spaccato di volti, obiettivi, pensieri, amicizie, paure, viaggi, gioie, delusioni, piccole conquiste, canzoni etc. Sono affezionata a ciascuna di queste fasi e mi piacciono tutte nell'insieme, anche quelle che al tempo mi sembravano insopportabili, forse perche' ora le capisco, mi vedo dall'esterno, mi scappa da sorridere di fronte alla mia ingenuita' e impreparazione alla vita.

Tra poco piu' di un mese compiro' gli anni. Lo scorso compleanno e quello in arrivo mi danno tanto da pensare. Perche' il compleanno l'ho sempre vissuto come un bilancio e un traguardo, un giorno in cui festeggiare il genetliaco con gli amici, le mie conquiste con me stessa. Ecco, se penso a cosa ho fatto quest'ultimo anno e mezzo... la sola risposta e' struggle for my dreams che e' un'espressione che adoro perche' proprio calza a pennello le mie giornate. Quando lavoravo in laboratorio, avevo una vita che razionalmente mi sembrava "perfetta". Matt ed io eravamo sotto lo stesso cielo, anche Matt lavorava e avevamo ogni weekend per noi, per prendere la macchina ed immergerci in un nuovo ricordo, in nuovi paesaggi, in nuove emozioni. Avevamo un'altra disponibilita' economica che ci permetteva di coccolarci molto di piu'. Io ero molto piu' spensierata, piu' attiva, raccoglievo le prime soddisfazioni professionali, al lavoro mi trovavo bene, non facevo proprio il lavoro dei miei sogni pero' credevo in quello che facevo, sia da un punto di vista scientifico che da un punto di vista personale. Se guardavo i miei giorni razionalmente, avevo una vita di cui non potevo che essere soddisfatta. Eppure, se guardavo dentro di me, non mi sentivo per niente felice. Ed era una sensazione orribile e tanto destabilizzante perche' mi portava a rimettere in discussione la scelta di venire in America e quello che volevo dalla vita.  E' in quei mesi che e' iniziata la mia struggle for my dreams. Prima il ministro dell'istruzione, il preside del liceo, il preside della facolta' di medicina mi avevano dato una lista molto chiara di cose da fare per raggiungere i miei sogni. A me bastava sedermi ad una scrivania ed essere diligente. In quei primi mesi oltreoceano ero io nelle mani di me stessa, non c'era semplicemente un bivio ma un numero di strade infinito che equivaleva a non averne neanche una, c'erano i sogni al punto d'arrivo e nulla di prescritto per raggiungerli. Li', con tutta quella liberta' di scelta nelle mie mani ho capito, o meglio, lo sapevo da sempre, pero' ho finalmente accettato che essere felici e' una scelta. Che non ci si merita proprio nulla. Che lamentarsi e' molto piu' facile di riconoscere quello che abbiamo. Che lamentarsi e' molto piu' facile che essere felici. Che, presente la salute, non c'e' motivo alcuno per non essere felici. Che essere felici e' nelle nostre mani cosi' come nelle nostre mani e' cambiare cio' che non va. E questo e' cio' che rende lo scegliere di essere felici diverso dall'accontentarsi. C'e' la possibilita' di cambiare quello che non ci piace, di fare del nostro meglio per rendere la realta' piu' simile ai nostri desideri, di andare a dormire sereni, soddisfatti, contenti ogni sera. Ho sempre trovato superficiale e ipocrita l'abitudine americana di rispondere a tutto wonderful. Poi un giorno ho deciso che non mi importava piu' se quel wonderful fosse vero o meno. Ho deciso che era giusto. Che tutto quello che avevo (che non era nulla di stratosferico ma semplicemente nella media) ecco, tutto cio' era wonderful. E ho traslato la scala della felicita'. Sono diventa molto piu' appreciative e porto sempre con me il beneficio del dubbio. E questa trasformazione credo sia la cosa piu' grande che ho fatto in America.

L'altra grande cosa e' questa benedetta certificazione che ha imbrigliato la mia vita ma che sento essere cosi' giusta. Mi sento sfidata, mi sento viva, mi sento vera, sento che sto dando l'anima per qualcosa in cui credo con tutta me stessa, sento il desiderio di diventare medico ardere e consumare l'inconsumabile dentro di me. Sento il bisogno di entrare in specialita' il prima possibile perche' quel training faccia di me il medico piu' competente e compassionevole che posso essere. Voglio finalmente svegliarmi e fare ogni giorno cio' che sogno da sempre.

E allora questo sabato sera ad esternare i miei pensieri sul blog mi sembra perfetto cosi' come e'. Le cene fuori, i pensierini, le vacanze, i weekend per noi, tante piccole attivita' di svago torneranno... e quando torneranno, allora, e solo allora, renderanno questa vita "perfetta" perche' in quel momento avro' finalmente raggiunto il mio obiettivo piu' grande. Ma nel frattempo, credo davvero che siano proprio questi gli anni piu' belli. Per la vita, l'opportunita' e la liberta' che portano dentro di se'.

Wednesday, January 19, 2011

A thank you from a patient

Career planning for residents and fellows e' il titolo di un panel a cui sono stata oggi.  
Di consigli sul career planning ne ho sentiti pochi. Solo alla fine, una domanda.


E' stata un'ora in cui una neo-specializzata, due medici di base che insegnano all'universita' e quattro direttori di specialita' hanno condiviso la loro storia. 

Di fronte a certe domande li ho visti abbozzare un sorriso, guardarsi dentro per poi rispondere ascoltando il cuore. Di umanita', passione e dedizione ne e' trapelata tanta. Uno specializzando nel pubblico alla fine ha ringraziato per quanto inspiring siano stati. Io sono uscita con le lacrime agli occhi. 
  
The best part of your job? A patient saying "thank you".
Quello che sogno di sentire io un giorno.
Da sempre.